domenica 21 giugno 2020

Review Tour: L'amore e tutti gli altri rimedi di Anita Sessa


Sognatori, oggi il blog partecipa al Review Tour de L'amore e tutti gli altri rimedi di Anita Sessa, edito Words Edizioni. La nostra Milena l'ha letto e recensito per noi. Scopriamo insieme cosa ne pensa.





Trama

Scozia, 1819

Rapita, umiliata e rovinata per sempre, lady Margareth Rutley si è rifugiata in Scozia chiudendo ogni possibilità all’amore. Non è dello stesso avviso Ezra Caddy, che si innamora di lei da subito. Nasce così un rapporto complicato, fatto di sguardi e incontri di anime che non osano sfiorarsi. E durante un viaggio in occasione della Stagione, prima a Edimburgo e poi a Londra, il loro rapporto diverrà più profondo. Le insidie, tuttavia, sono sempre dietro l’angolo e la tranquillità appena ritrovata di Margareth sarà di nuovo scossa. Solo che a combattere per lei, questa volta, ci sarà Ezra.

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Il parere di Milena (prodotto fornito dalla Casa Editrice senza scopo di lucro)

Ho finito di leggere "L'amore e tutti gli altri rimedi" qualche giorno fa. Prima di scrivere questa recensione l'ho lasciato sedimentarie un po'. Perché? Adesso ve lo spiego! 

Cominciamo dal principio: la copertina. 
Niente uomini in kilt, pizzi e merletti tipici dell'epoca o, peggio ancora, immagini trash, vagamente anni settanta, di coppie in costume di carnevale avvinte in baci improbabili. Il nuovo regency di Anita Sessa ha una cover che sembra uscita dalla biblioteca personale di Jane Austen, tanto di cappello a chi l'ha pensata e realizzata! 
Sembrerà un'annotazione banale, ma non lo è. Già prima di aprire il libro, infatti, il lettore è catapultato in un'epoca lontana, che immagina perfettamente ricostruita. E non sarà disilluso. L'incipit ne offre una prima conferma.

«L’agrifoglio sulla scala mi sembra ancora troppo poco, Muriel.» «Ne faccio portare dell’altro, Vostra Grazia.» Edith le rivolse uno sguardo bonario, mentre la ragazza si congedava con una piccola riverenza. Non si sarebbe mai abituata a quell’appellativo e, al contempo, Muriel non si sarebbe mai piegata al fatto di non usarlo, come invece la Duchessa di Richmond la pregava di fare di continuo. Tutto frutto di quelle stolte convenzioni sociali, instillate nelle loro malleabili menti di bambine. L’una abituata da sempre agli agi, l’altra indottrinata all’arte del servire.

Con poche parole, l'autrice ci ricorda subito che siamo in un'epoca fatta di regole da rispettare e magari anche da infrangere, un'epoca ancora allegra e frizzante, con i balli e i garden party, la stagione e i vestiti fatti su misura. Ci racconta anche che la vita delle gentildonne inglesi non era tutta rose e fiori, che nonostante la Regina Vittoria non fosse ancora salita sul trono, molte incredibili invenzioni si affacciavano sul mondo, offrendo la possibilità, per la prima volta nella storia, di immaginare un futuro diverso.

«Silenzi e riverenze, ecco cosa siamo noi donne di questo tempo.»

«Non si tratta di normali carrozze come questa, ovviamente. Ma sì, si potrà tranquillamente viaggiare senza l’utilizzo dei cavalli, su ruote. In breve tempo si percorreranno distanze che oggi ci sembrano così lunghe.»

Il romanzo è il seguito de "La sposa inglese", ma si può leggere anche come stand-alone. Ha una trama lineare, riportata in terza persona, che affonda le radici in esperienze drammatiche, richiamate con la tecnica del flashback. Lo stile è semplice e forbito al tempo stesso, non si dilunga in eccessive descrizioni, piuttosto focalizza l'attenzione del lettore sulle emozioni dei protagonisti.

Veniamo a loro, scopriamo le carte. 

Margareth Rutley è una giovane e bella lady inglese. L'unico difetto che trova in sé stessa, mentre immagina la sua vita come moglie di un nobile inglese, è quello di avere un profilo un po' troppo invadente. La sua vita scorre leggera e leggero è il suo animo, che non si sofferma su nulla che non siano belletti e balli. I sogni di questa giovane donna, si infrangono contro il desiderio di un uomo di nobili origini ma di dubbia nobiltà, che rovinerà per sempre il suo futuro, lasciandola ferita dentro. 

Ezra Caddy è bello sì, ma soprattutto è innamorato. Il suo è un amore puro e totalizzante, un amore che che affianca le sofferenze fino a farle proprie. Ezra, nome bellissimo che già da solo vale un encomio ad Anita Sessa per averlo scelto, incarna alla perfezione il fidanzato letterario che tutte noi sognamo. Scordatevi il sarcasmo di Mr Darcy e l'arroganza dei vari maschi alfa che gli sono succeduti. Lui non ha bisogno di redimersi, ammette palesemente il suo amore, da subito. E non cede, neppure di fronte a una serie di rifiuti che affosserebbero anche il sentimento più sincero. Ma Mr Caddy non è nemmeno petulante, non è fastidioso, non scade mai nella banalità di un giogo che potrebbe diventare noioso. 

Ezra Caddy, un elegante scozzese alto, dai capelli scuri e gli occhi limpidi, che da anni si occupava di amministrare le tenute dei Richmond, le rivolse un piccolo inchino per poi riportare la sua attenzione su Margareth Rutley. Esile, dal portamento nobile, con una cascata di riccioli biondi a incorniciarle il viso in cui erano incastonati due occhi verdissimi, Margareth aveva un’eleganza malinconica che raramente passava inosservata.

Intorno a loro si muovono altri personaggi. Alcuni sono positivi, limpidi e affascinanti come Archibald ed Edith, i duchi Richmond, espressioni di una nobiltà vissuta con informale rigore. Altri sono espressione degli aspetti peggiori dell'animo umano. Tutti però contribuiscono a ricreare una realtà perfettamente possibile. Il livello di caratterizzazione dei personaggi, infatti, è tale che sembrano voler uscire dalle pagine per diventare persone reali.

Prima di chiudere, voglio dedicare un piccolo paragrafo anche alla Scozia e ai suoi castelli, definiti spesso per antitesi con quelli inglesi. Le immagini sono evocative e dimostrano la capità dell'autrice di andare oltre il mero descrittivismo. 

Sherrinford Castle era un’antica dimora dall’aria medievale, situata a poche miglia da Edimburgo. Il sole, in procinto di tramontare, la illuminava in tutta la sua ruvida e primitiva bellezza. Non c’era la ricercatezza inglese in quelle pietre accatastate l’una sull’altra, ma solo solidità e maestà orgogliosa che rappresentavano lo spirito di un intero popolo.

Dunque, dicevo all'inizio che ho dovuto aspettare qualche giorno prima di scrivere questa recensione. I motivi sono molti e non risiedono esclusivamente nella cover, nell'ambientazione, nella caratterizzazione dei personaggi e nello stile dell'autrice, ma anche e soprattutto nella magia che il mix di questi ingredienti ha saputo creare. 

Ma nessuna opera è perfetta e se questo romanzo ha un difetto è quello di essere troppo corto! 
Scherzi a parte, consiglio di leggere "L'amore e tutti gli altri rimedi" agli amanti di Jane Austen e agli spiriti romantici, a tutti coloro che credono davvero che l'amore possa ricomporre il puzzle di un cuore spezzato e di un animo devastato. 

Valutazione: 5 stelle!

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