martedì 9 giugno 2020

Recensione: Trascinata dal vento come le nuvole di Marzia Accardo

Sognatori, la nostra Meg ci parla oggi del romanzo self di Marzia Accardo, Trascinata dal vento come le nuvole che purtroppo non l'ha convinta. Vediamo insieme le sue motivazioni.


Trama

Laura è un’eterna Peter Pan, insoddisfatta della sua vita e incapace di mettersi sulla retta via. Jonathan è un cittadino del mondo, bello e dannato. Lui è troppo sicuro di sé, lei non sa cosa vuole. Lui è un ragazzo supercorteggiato, lei odia i palloni gonfiati. Si incontreranno/scontreranno per caso durante una vacanza sulla splendida isola di Formentera, e saranno subito scintille.
Dopo aver vissuto forti emozioni e selvagge giornate in giro per spiagge mozzafiato, senza regole e seguendo solo l’istinto, riuscirà Laura una volta a casa a tornare alla sua vecchia vita e a dimenticarsi di Jonathan?

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Il parere di Meg (prodotto fornito dall'autore senza scopo di lucro)


Questo romanzo è in realtà il prequel di una pubblicazione del 2019, con tutti i personaggi presenti nella storia. Non ho letto quello precedente né lo leggerò.
La storia di Laura, talmente volubile da sentirsi come le nuvole che sono trascinate nel vento, non decolla.
Non c’è un vero e proprio POV, poiché anche di personaggi comprimari, come l’amica Giulia, leggiamo una sorta di approfondimento, ma che poi viene interrotto.
La narrazione è calendarizzata e stanca il lettore: e allora succede questo, poi succede quello e poi succede quest’altro. I particolari in alcuni passaggi sono troppi, didascalici ed eccessivi (tipo la scena in aereo dove tutti applaudono all’atterraggio, un atteggiamento tutto italiano! Ma che viene ripetuto ogni volta nel romanzo), fino al terremoto dell’Emilia del 2012.
Troppa, troppa sequenza di passaggi e particolari che caricano la storia in modo eccessivo non aggiungendo nulla, quasi a voler riempire le pagine.
Laura è essenzialmente un’indecisa, non ho trovato forza nel suo modo di essere: anche quando decide di aiutare la collega vittima di violenza, tutto resta lì poi.
Anche la sua breve relazione durante le vacanza non ha coinvolgimento, non c’è passione ma non è neanche qualcosa di superficiale.

 “Ognuno è artefice del proprio destino, e tu, con il tuo comportamento da anaffettiva, ti sei fatta terra bruciata intorno e non riesci a tenerti un uomo, anzi, nemmeno a trovarlo.”



Peccato, perché la scrittura (in senso logico-grammaticale) è molto buona; i periodi, seppur a volte troppo brevi, sono scritti correttamente.
Anche non aver approfondito quello strano legame tra Cristina e Giorgio, due comprimari molto interessanti, ci lascia un senso di mancanza.

 


Valutazione: due stelle per un prequel di cui avremmo fatto volentieri a meno.

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