mercoledì 28 ottobre 2020

Recensione: Omicidio ad alta quota di Maria Rosaria Pugliese

Sognatori, debutta oggi nel blog la nostra Alex con la recensione di Omicidio ad alta quota di Maria Rosaria Pugliese edito Fratelli Frilli Editore. Curiosi di scoprire tutto?


 

Trama

Lo stilista Giosafat Gori, fiorentino di nascita, milanese d’adozione, ambasciatore della moda italiana nel mondo, viene avvelenato sul volo AF 4504 con destinazione New York. L’omicidio scuote l’ambiente delle passerelle e suona quasi come una beffa per chi deve occuparsi del caso, perché il commissario Nino de Santis – meridionale, in servizio presso la Questura di Milano – non ha mai messo piede su un aereo e neppure conta di farlo. Nel poliziotto, bonariamente sarcastico, che ha abbracciato le abitudini della metropoli del Nord, anche grazie all’amatissima moglie meneghina, continuano a fremere le radici della propria terra allungata sul mare, il borgo costiero più piccolo d’Italia. Ed è con la stessa grinta con la quale gli antenati affrontavano il mare in tempesta e i predoni saraceni, che prende a navigare tra una miriade di informazioni contenute in un’agenda rinvenuta dalla figlia della vittima, Margot, un’inglese che non sembra un’inglese. A fargli da bussola è l’intuito dell’investigatore di razza. Si schiude così l’universo della Mondial Glamour, facendo emergere, al di là della patina dorata, l’affollata solitudine di Giosafat Gori, gli intrecci meschini dei soci, Galbiati e Castelli, entrambi snob e principali indiziati, le ambizioni distruttive di modelle straniere, la febbre spasmodica per il tavolo verde, la ricerca ossessiva della bellezza e della forma perfetta. Un gioco di specchi, dove l’importante è apparire. Quasi come una scappatoia da questo cosmo in sé conchiuso è l’amicizia di Gori con un modesto artista, Mirko Lucchesi, la cui conoscenza risale al tempo in cui lo stilista ancora non apparteneva al gotha della moda. A spianare la strada alla verità sarà il dvd custodito da fra Leopoldo, un francescano enigmatico quanto erudito della Basilica di Santa Croce, in Firenze, dove de Santis si recherà, in breve trasferta, per incontrarlo, rimanendo estasiato dalla profusione di meraviglie del Tempio delle Itale Glorie.

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Il parere di Alex (prodotto fornito dalla Casa Editrice senza scopo di lucro)

Leggere Omicidio ad alta quota mi ha trasportato indietro nel tempo, almeno per quanto riguarda la prima parte del libro. Le atmosfere dei classici gialli: essenziali, diretti, senza troppi giri di parole, sono state presto sopraffatte da una miriade di informazioni e personaggi cui non è stato per nulla semplice stare dietro. Ho avuto come l'impressione che l'autrice sia rimasta incastrata tra lo stile anni '80 e quello più moderno. I personaggi sono tanti e la loro mancata caratterizzazione, unita alle numerosissime vicissitudini descritte, mi ha creato non poca confusione. Per intenderci, il libro a mio parere è carente di empatia e non a causa di una mancanza da parte dell'autrice, ma dal dover "riassumere" tanti eventi in poche pagine. Lo dico perché è palese lo studio precedente la stesura, a partire dalle conoscenze giuridiche fino a quelle di economia aziendale, ma tutto questo sapere cozza con quanto descritto in precedenza: la personalità dei protagonisti.
Quello principale, il commissario Nino de Santis (rigorosamente con la d minuscola) è l'unico che ora posso dire di "conoscere". L'autrice lo ha presentato poco alla volta, partendo dal suo passato attraverso i ricordi, fino al presente. Un uomo del sud che ha trovato la sua dimensione lavorativa e familiare a Milano. Una persona pragmatica e intuitiva, presente ma non troppo dentro le mura di casa e con un velo nostalgico che lo accompagna per tutta la durata dell'indagine in corso. La trama si svolge principalmente nella caotica metropoli lombarda, ma viaggia attraverso la Toscana fino ad arrivare nella lontana America, e qui le descrizioni sono perfette, mai stucchevoli. Il commissario, affiancato dal vice ispettore Lezzi, deve trovare l'assassino di Giosafat Gori, un eccentrico e simpatico fiorentino a capo di una delle più importanti case di moda del milanese. 
Qui inizia un susseguirsi di interrogatori ufficiosi dove ci si ritrova a dover incamerare tanto... troppo. La mia valutazione è di quattro stelle e non tre come inizialmente avevo pensato, questo perché è indubbia la capacità di scrittura dell'autrice. Mi permetto a questo proposito di consigliare un maggiore approfondimento interiore (umano), che vada così a pareggiare i conti con la maestria dimostrata nella descrizione ambientale e lavorativa. Da lettrice avrei apprezzato una maggiore mobilità prima e dopo i dialoghi: un'alzata di spalle, una risatina sottile o anche solo uno sbadiglio. In sostanza, sono certa che Maria Rosaria Pugliese abbia le potenzialità per scrivere un giallo "bomba", che con pochi accorgimenti sarà in grado di creare l'effetto "wow" e quella suspense che in questo caso non ho mai avvertito.
 
Valutazione: 4 stelle!

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