giovedì 3 marzo 2022

Recensione: L'eredità dei Maddox di Christina Courtenay

Sognatori, la nostra Meg ci parla oggi del romanzo L'eredità dei Maddox di Christina Courtenay edito Newton Compton Editori. Pronti a scoprire tutto?



Trama

Tra le pieghe del tempo si nasconde un amore incancellabile

 
Mia si trova davanti a un dilemma. Ha appena ereditato dalla sua adorata nonna il cottage di famiglia in Svezia e, ancora affranta per il lutto, subisce la pressione del fidanzato Charles che le consiglia insistentemente di vendere quella vecchia casa e comprare un appartamento a Londra, dove vivono. Mia sa bene che i desideri di sua nonna sarebbero stati altri. L’avvio di uno scavo archeologico proprio nel giardino della proprietà le consente di prendere tempo: a quanto pare ci sono preziosissimi manufatti che potrebbero tornare alla luce. E Mia è sollevata di poter rimandare per un po’ quella scelta tanto difficile. Così parte per la Svezia, dove fa la conoscenza dell’affascinante archeologo Haakon Berger, responsabile dei lavori. Mentre lo scavo procede, tra i due sembra nascere un’intesa particolare… Cercando di resistere all’attrazione crescente, Mia e Haakon iniziano a ricostruire la storia di una nobildonna gallese, Ceri, e del misterioso vichingo noto come “Falco Bianco” che la portò via dal suo popolo. Può una storia d’amore antica di secoli condizionare due vite nel presente?


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Il parere di Meg (prodotto fornito dalla Casa Editrice senza scopo di lucro)


 

Mia, giovane restauratrice del British Museum, eredita un cottage estivo in Svezia e deve decidere se venderlo o tenerlo; un altro incontro casuale in un museo porta Mia a indagare ulteriormente su ciò che è nascosto nel passato della sua proprietà, con l’aiuto di Hakoon, il curatore del museo.

È solo per metà svedese Mia, ma è legata a quei luoghi, dove ha vissuto con sua nonna, che le raccontava le storie dei vichinghi e delle loro gesta: quelle storie sono sempre rimaste nei ricordi di Mia, così come l’anello con il serpente da sempre appartenuto alla sua famiglia e che le trasmette quel senso di appartenenza.

 

«La nonna non le aveva lasciato quel cottage per farle salire qualche gradino nella scala sociale, ma per ricordarle che una parte di lei apparteneva alla Scandinavia. Aveva la Svezia nel sangue, non importava quanto si sentisse inglese.

………

Il pensiero di appartenere, anche solo in parte, a una simile nazione non aveva mai smesso di sorprendere Mia.»

 



Con l’inizio degli scavi iniziano a risuonare in lei i ricordi di Ceridwen, una giovane donna celtica di un villaggio gallese, rapita dal capo vichingo Haukr e vissuta proprio lì dove c’è il cottage.
È stata portata via e in attesa di riscatto, Ceridwen, ma fin da subito si crea un legame stranissimo con quel capo così imponente fisicamente ma capace anche di gesti particolari, quali quello di tenere una figlia che non parla e non trattare Ceridwen come una schiava.
La storia si muove quindi su due piani temporali, perfettamente in linea, e che ci raccontano passo passo sia la storia passata che quello strano legame che nasce tra Mia e Hakoon.

 

«Si scambiarono un altro sorriso e Mia si sentì attraversare da un’ondata di calore. Era meraviglioso condividere questo momento speciale con qualcuno che ne comprendeva così a fondo il significato.

………….

Rimase sveglio a guardare la figlia e Ceri, felice di averle accanto a sé. Gli erano entrambi molto preziose, e con il passare delle ore si rese conto che c’era di più. Molto di più.»

 



I personaggi poco alla volta scoprono di avere un legame e quel legame li porterà non solo ad avvicinarsi ma anche a superare numerosi ostacoli: nel passato, i rapimenti (così tipici di quei secoli) e i tentativi di assassinare Ceridwen, e nel presente il folle vicino neonazista.
I personaggi sono tutti ben descritti, senza mai eccedere nella pura descrizione che in una storia del genere facilmente può accadere, intrecciando le parti della vicenda senza mai annoiare
Il mondo vichingo è descritto in modo molto fluido e preciso, e affascina sia il lettore amante degli storici e non, dato che il doppio piano temporale permette una fluidità narrativa che agevola la lettura.
Per chi ama il genere “Outlander” questo romanzo non è ai livelli della Gabaldon ma riesce a trasmettere la parte storica in modo accattivante e vivace, così come l’amore che le lega le due coppie in secoli diversi.

 

«Aveva aspettato questo uomo per tutta la vita. E adesso era suo.»

 


Una lettura che speriamo sia seguita anche dagli altri volumi di questa sorta di serie, poiché ci ha permesso di conoscere un’autrice attenta e profonda quanto basta da collocare il libro tra quelli che vanno letti.

 



Valutazione: cinque stelle.

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