giovedì 18 febbraio 2021

Recensione in anteprima: Deadwood di Christina Zaers

Sognatori, la nostra Milena ci parla oggi del thriller della Nua Edizioni, Deadwood di Christina Zaers in uscita oggi. Curiosi di scoprire tutto?





Trama:

Il thriller d’esordio di una nuova autrice italiana.

“La cometa sta arrivando e la tua unica speranza di salvezza è la morte.”

Uno stile di scrittura diretto e senza fronzoli, e un susseguirsi di colpi di scena che accompagneranno il lettore per le strade di Deadwood fino all’ultima pagina.
Il newyorkese Rory Mitchell arriva a Deadwood per seppellire il padre che conosceva a malapena. I suoi piani sono quelli di ripartire il prima possibile, ma una serie di delitti inquietanti per mano di un assassino che la stampa battezza “Il Giudice” lo spinge a iniziare a investigare assieme allo sceriffo Paul Marciani.
Man mano che i due uomini indagano e i morti aumentano, si rafforza sempre più l’ipotesi di un serial killer votato allo gnosticismo che si è eretto a giudice e boia. Il Giudice uccide le sue vittime solo al passaggio di grandi comete, evento che aveva ispirato un suicidio di massa diciassette anni prima in California.

Il parere di Milena (prodotto fornito dalla Casa Editrice senza scopo di lucro) 

 

Uscire dalla propria confort zone ogni tanto fa bene, si possono scoprire letture interessanti e nuovi autori, come in questo caso.

L'incipit di DEADWOOD, thriller scritto da Christina Zaers e pubblicato da Nua Edizioni, ci mostra un presuntuoso ragazzo, Rory Mitchell, che giunge in South Dakota dalla Grande Mela per assistere al funerale del padre, che non ha mai frequentato e che era lo sceriffo della cittadina, e per provvedere alle pratiche per la successione dei suoi beni.

L'incontro con Paul Marciani, amico di suo padre e ora sceriffo al suo posto, è sulle prime difficile. Rory non ha mai accettato la scelta ingiustificata del padre di abbandonare la famiglia e fatica a immaginare i motivi che hanno portato l'uomo a quella scelta definitiva. Col tempo però, si rende conto che era una persona ben voluta e stimata da tutti.

Durante quella che doveva essere una breve permanenza a Deadwood, il protagonista inizia a sentire l'esigenza di scoprire suo padre attraverso i suoi amici, così da poter trovare la sua strada, una volta liberatosi da questo peso che lo attanaglia da quando è piccolo. Caso vuole che, proprio in quei giorni, nella pacifica cittadina avvengano degli strani omicidi e che Rory, appassionato di serie TV poliziesche, venga assunto alla stazione di polizia come aiutante e si appassioni al caso, rivelando un buon intuito investigativo, forse ereditato dal padre. 

Lo stile dell'autrice è diretto e secco, mi ha ricordato quello di John Grisham. Dialoghi serrati e frasi brevi, insieme, riescono a trasmettere sia le emozioni che la complessità delle scene. 
Il ritmo si mantiene sempre alto perché le informazioni vengono svelate un po' alla volta, lasciando spazio alle supposizioni. 
La trama mi è sembrata ben strutturata, porta avanti i due filoni principali alternando i punti di vista di Rory e Paul e inserendo personaggi secondari che rappresentano benissimo la provincia americana.
Più volte si è portati a puntare il dito, incolpando questo o quel personaggio, e a immaginare scenari che invece non esistono.

L'ambientazione è davvero ben curata, riesce a immergere il lettore in un'atmosfera realistica, sembra di essere davvero nelle Grandi Praterie, di attraversare le riserve semi abbandonate e di vedere le caratteristiche costruzioni in legno e mattoncini. Tanti i riferimenti al film Balla coi lupi, ambientato proprio in quelle zone, e a film e serie TV.

Un'aurea sciamanica accompagna tutto il romanzo, donandogli quel velo di mistero che lo rende ancora più intrigante. La lettura risulta, in conclusione, scorrevole e appassionante.
 
 

Voto: 5 stelle!

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