lunedì 11 marzo 2024

Recensione: Cose che abbiamo dimenticato di Lucy Score (Knockemout Series Vol. 3)

Sognatori, oggi la nostra Meg ci parla del romanzo Cose che abbiamo dimenticato di Lucy Score, edito Newton Compton Editori. Pronti a scoprire tutti i dettagli?




Trama

Lucian Rollins è un uomo d’affari spietato. Deciso a cancellare la cattiva reputazione della famiglia, trascorre ogni minuto della vita a costruire il suo impero: denaro e potere sono la sua sicurezza ed è disposto a tutto per ottenerli. A mettergli i bastoni tra le ruote, però, arriva Sloane Walton, un’esuberante bibliotecaria determinata a ottenere giustizia per un torto subito anni prima da suo padre per mano dei Rollins. Legati da un antico segreto, Lucian e Sloane si detestano apertamente e diffidano l’uno dell’altra. Tuttavia, per caso, col passare del tempo i battibecchi accendono le fiamme della passione e spegnerle diventa impossibile. Talvolta, però, neanche l’amore riesce a colmare le differenze tra due persone agli antipodi, che desiderano per il futuro cose diverse. Lucian e Sloane riusciranno a trovare un punto di incontro o il sentimento che li unisce non sarà abbastanza?

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Il parere di Meg (prodotto fornito dalla Casa Editrice senza scopo di lucro)




Ultimo volume di questa serie e forse quello più atteso, perché la storia di Lucien, detto anche Lucifero, si era intravista e prometteva di essere interessante.

Dei tre amici è quello che vive e lavora a Washington, dirigendo una di quelle società capaci di creare e distruggere politici, uomini di successo, o persone chiave del mondo finanziario: lontanissimo da quel ragazzo di un tempo, vittima di abusi familiari, Lucien Rollins è un uomo che si è letteralmente costruito un’immagine, un nome, lasciano dietro tutto di Knockemout, la piccola città dove è ambientata questa serie, tranne i suoi amici e la famiglia Walton.

I Walton sono i vicini che lo hanno accolto, cresciuto, amato, difeso; i Walton gli hanno permesso di essere se stesso sempre, e ora che il capostipite Simon è morto, Lucien deve fare i conti con se stesso e con Sloane, la figlia bibliotecaria e occhialuta che lo ha sempre difeso.

Capiamo subito che quel qualcosa che entrambi hanno dimenticato è quello che ad oggi li porta a essere sempre offensivi l’uno con l’altro, opposti, come a nascondere quel dolore che risale a tanto tempo fa. Fa tanti errori in questa storia, Lucien dimostrando sì la sua fragilità ma anche la capacità di riconoscerli quegli errori e porci rimedio.

 

 

«Nessuno dei due era intenzionato a perdonare o dimenticare. Avremmo semplicemente continuato a fingere, come se la cosa non ci stesse ancora divorando.»

 

 



I loro sono dialoghi crudi, senza “grazie” o “prego”, ma alla continua ricerca della lontananza, del rifiuto, perché quello che è successo li ha divisi e li ha legati, perché la speranza in entrambi è diventato altro.

Sloane che lo accoglieva parlando di libri, Sloane che si è letteralmente frapposta fra lui e suo padre, Sloane che gli tiene sempre e comunque testa, è quella di cui lui si ritiene indegno, ma è quella di cui non può fare a meno.

 

«Ogni mattina, non vedevo l’ora di scoprire quale rossetto avrebbe scelto. Più audace era il colore, più combattivo l’atteggiamento. Adoravo da morire starle così vicino. E al tempo stesso, detestavo l’infinitesimale distanza che riusciva a frapporre tra noi. Volevo tutto quanto. Volevo tutto id lei, e non mi sarei arreso fino a che non mi avesse considerato sufficientemente degno di averla.»

 



La storia si apre su più piani, temporali e narrativi, rientrando nello sviluppo di due personaggi che devono all’oggi ritrovare un incastro che li aveva legati più di un ventennio prima, con lo stile mai banale della Score, con dialoghi e monologhi ben dosati, e in questo volume con una parte “hot” assolutamente ben calibrata e proporzionata ai protagonisti.

Un libro che non delude e che ci regala due epiloghi avanti nel tempo assolutamente perfetti.

 

«Sembrava una magia. Noi eravamo magici.»

 

Valutazione: 5 stelle!

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