sabato 15 agosto 2020

Recensione: White Colors di Eveline Durand

Sognatori, oggi vi parlo di White Colors di Eveline Durand, edito Delrai Edizioni, un romanzo che ho divorato in meno di una notte. Curiosi di sapere tutto?



Trama

E poi mi piaceva tutto di lui.
Come sorrideva.
Il sapore dei suoi baci.
Il temperamento ostinato.
La mappa imperfetta dei suoi pensieri.
Le spalle ampie.
Lo sguardo.
Oh, quegli occhi…

Lorena ha quasi diciannove anni e lavora duramente per costruirsi un futuro. L’egoismo dei genitori, in eterno conflitto, l’ha spinta a crescere in fretta per ritagliarsi il suo angolino d’indipendenza. Alessandro vanta un nutrito conto in banca, una carriera d’ingegnere informatico in ascesa e la libertà che ogni ventinovenne vorrebbe avere. Lorena soffre di sindrome di abbandono. Alex è albino. È The Chariot, un celebre gioco online a farli conoscere. Sulla piattaforma virtuale, Lorena non è complessata per i suoi traumi o per la sua eccessiva altezza e Alex può sfuggire agli sguardi della gente che sussulta di fronte al suo aspetto pallido. La loro vita, però, subisce una svolta repentina non appena si incontrano. Finalmente avranno il coraggio di essere se stessi, in una società che rifiuta il diverso.

ROMANZO AUTOCONCLUSIVO.

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Il parere di Anna Bi (prodotto fornito dalla Casa Editrice senza scopo di lucro)


Non avevo mai letto un libro di Eveline Durand, cosi mi sono buttata nel vuoto, con la garanzia della Delrai.
Questo romanzo affronta delle tematiche importanti, tra cui la sindrome dell'abbandono e l'albinismo, e lo fa con una delicatezza e un'intensità tale da travolgerti.
Alessandro, detto Alex, è un ingegnere, ha quasi trent'anni e vive nella solitudine del suo bunker. Ha un gruppo ristretto di amici e preferisce passare le sue serate giocando a The Chariot, un multiplayer di ruolo online. È proprio questa piattaforma a dargli l'opportunità di conoscere Lorena, nascosta dietro un nickname. 

Una sera, quasi per caso, ognuno rivela il proprio nome, e da qui subentra la curiosità di sapere altro. Alex va subito alla ricerca del profilo Facebook di Lorena e scopre alcune sue foto mentre lei non riesce a trovarne alcuna riguardo il suo "Quantico".
Le loro interazioni, limitate dapprima al solo gioco, sconfinano poi in messaggi su WhatsApp e vocali lunghi.
Lorena viene subito rapita dalla voce di Alex e anche lui sembra coinvolto da quella ragazza solare e intraprendente.
Quando, però, lei chiede di poterlo incontrare dal vivo, ecco che Alex entra in crisi e comincia a dubitare di se stesso. 

La storia mi ha coinvolto sin dalle prime pagine, per l'accuratezza dei personaggi, per l'ambientazione italiana (siamo in Versilia) e per l'approfondimento psicologico di entrambi.
Alex è un personaggio meraviglioso e non solo per la sua "diversità", ma perché è umano e in quanto tale ha un lato fragile e insicuro, che emerge sin da subito. Proprio per questo sbaglia di continuo nei confronti di Lorena, per il timore di non essere accettato.
Ho adorato il loro primo incontro, inaspettato, insolito e travolgente.
Lorena, da parte sua, pur essendo molto giovane, è abbastanza matura. Ha una situazione familiare particolare alle spalle, situazione che ha contribuito allo sviluppo di quella sindrome di cui soffre.
Quello che accomuna entrambi i protagonisti, seppur per motivi diversi, è la paura, il senso di inadeguatezza, il timore di non essere abbastanza per l'altro. 

Alex si definisce "Una lampadina a luce fredda in un tramonto dei Caraibi" mentre per Lorena resta "Il mio angelo burbero e bellissimo."  Due visioni diverse che dimostrano quanto Alex si sottostimi. 

La storia è scorrevole, introspettiva e travolgente, anche grazie all'alternarsi dei due punti di vista e alla scelta di assegnare un colore a ogni capitolo. Arrivata alla fine, ho provato nostalgia per questi due personaggi che mi sono sembrati così reali che avrei voluto leggere ancora.

Che altro dirvi? È un romanzo che non potete perdervi, perché dimostra che spesso la "diversità" è la vera forza e che le paure e i dubbi sono solo scie che dobbiamo lasciare dietro nella vita. La felicità sta in ognuno di noi, basta accettarsi.

 

Valutazione: 5 stelle!

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