lunedì 19 gennaio 2026

Recensione: La montagna incantata di Thomas Mann

Sognatori, la nostra Kira ci parla oggi del romanzo La montagna incantata di Thomas Mann, pubblicato in edizione integrale da Newton Compton Editori. Pronti a scoprire tutti i dettagli?






Trama


Nel sanatorio Berghof di Davos, in Svizzera, la vita si mette in pausa e il tempo si dissolve. È in questo luogo, apparentemente lontano da tutto, che i pensieri e le curiosità intellettuali del giovane ingegnere Hans Castorp possono fiorire e prosperare senza limiti, anche grazie all’incontro con il variegato panorama umano costituito dagli altri ospiti della struttura: l’italiano Lodovico Settembrini, il gesuita Leo Naphta, la seducente Madame Chauchat e il cugino Joachim Ziemssen. Per Castorp, il soggiorno nel sanatorio diventa una vera e propria educazione spirituale, un’idea di futuro che passa attraverso la conoscenza della malattia e della morte, che lui fa appena in tempo a intuire, prima di essere nuovamente scaraventato nel vortice dell’esistenza – che per un giovane uomo, nell’Europa dei primi del Novecento, significa una cosa soltanto: la carneficina della Grande Guerra.

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Il parere di Kira (prodotto fornito dalla Casa Editrice senza scopo di lucro)



Devo essere il più sincera possibile nel dire che quando ho deciso di leggere e recensire questo libro, non sapevo che fosse stato pubblicato per la prima volta nel 1924 e che l’autore avesse vinto, addirittura, il Premio Nobel per la Letteratura, anche se lo vinse grazie alla sua prima opera ovvero “I Buddenbrook”.
Nel momento in cui mi accingevo a scoprire il mondo letterario di Mann e dei suoi personaggi così emblematici e anche, talvolta, inconsueti e molto buffi, capivo pian piano che il libro era davvero notevole sia per la quantità di pagine e sia per la bellezza dello stile e la capacità innata di sorprendere in modo semplice.
“La montagna incantata” è una sorta di metafora della società occidentale di quell’epoca, ma in realtà è un libro talmente moderno che riesce dunque a riflettere la società odierna con tutti i suoi vizi, con tutte le sue elucubrazioni e difficoltà, ma anche gli amori impossibili e le paure recondite.
Mann ha posto i suoi protagonisti assoluti, ovvero i cugini Hans Castorp e Joachim Ziemssen, in un microcosmo quasi accessibile solo ai lettori e non a persone esterne e facendo questo li circoscrive in un ambiente che dovrebbe essere salubre ma che in realtà, nonostante si tratti di un ospedale, ovvero il Sanatorio Internazionale Berghof, non appare in fin dei conti così sano e consigliabile.
Tutto il libro colpisce fin da subito per il suo pathos incredibile, è quasi come se sputasse in faccia rivelazioni poco consone e verità che farebbero male a tanti e che sicuramente non piacciono ai più falsi, ai più meschini e a quelli che si comportano in modo ambiguo, quasi mefistofelico, come al personaggio di spicco ovvero Settembrini, un colto letterato italiano che darà abbastanza filo da torcere ad Hans.
Ovviamente saranno presenti anche altre figure più o meno importanti, ma Settembrini ha colpito nel segno, per quanto mi riguarda, perché sembrerebbe un poco il bene con la sua fulgida luce e altresì, spesso, al contrario, Satana in persona con le sue tentazioni e la maliziosità sopraffina.
L’edizione integrale della Newton Compton è una perla rara nel mondo della letteratura e dell’editoria, non solo perché racconta con fare chirurgico e certosino la malattia in tutto il suo decorso e in generale, ma informa il lettore su tanti temi speciali della vita che a volte vengono tralasciati per incompetenza o perché considerati un tabù. Il testo colpisce in pieno per la sua maturità esemplare, per le voci di Hans Castorp e Settembrini che escono fuori dal coro e minimizzano il tempo inesorabile che sembra non trascorrere mai, lassù in montagna.
Posso consigliare a chiunque questo libro, perché nonostante sia corposo e all’inizio ci si possa fare un quadro errato del suo insieme, è in realtà stupendo fino alla fine e riesce sia a incutere timore talvolta ma anche a strapparci un sorriso compiaciuto.

Voto: 5 stelle!

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