Sognatori, la nostra Rebecca ci parla in anteprima del romanzo Dove muore il sole di Laura Doretto, edito Triskell Edizioni e in uscita oggi. Pronti a scoprire tutti i dettagli?
Trama
Dalle pianure della Tessaglia alle spiagge insanguinate dell’Asia Minore, il legame tra Achille e Patroclo sfida le convenzioni degli uomini e il capriccio degli dèi.
Uniti da un sentimento che cresce tra i silenzi dell’infanzia e i tumulti dell’adolescenza, i due eroi imparano a riconoscersi nelle reciproche fragilità. Achille, il guerriero invincibile condannato dalla sua stessa gloria, nasconde dietro la maschera del mito un’infanzia solitaria; Patroclo, l’esule gentile, è l’unico capace di scorgere l’uomo dietro il semidio.
Ma l’ombra di Troia incombe, chiamandoli a un vortice di violenza dove il loro amore diventa l'unico rifugio, ma anche la loro più dolce condanna. Nel caos del conflitto più celebre della storia, Achille dovrà scegliere: cedere alla ferocia della vendetta o cercare la redenzione nell'umanità di un lutto che può essere sconfitto solo dall'eternità della memoria.
Riusciranno due anime destinate alla tragedia a ritrovarsi oltre il tempo e la morte?
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Il parere di Rebecca (prodotto fornito dalla Casa Editrice senza scopo di lucro)
Sognatrici, preparatevi per una recensione in cui non vi accenno quasi nulla della trama, per due motivi: 1) parliamo di Achille e Patroclo, chi non li conosce?
2) Per parlare della trama dovrei fare degli spoiler, rispetto ad alcune scelte dell'autrice, e vi rovinerei le sorprese... quindi, fatevi un favore e leggetelo.
Quello che posso dirvi è che lo stile, la passione, la fantasia dell'autrice mi hanno stregata.
"Ecco perché mi odiava. Non tanto per la mia natura terrestre, ma perché ero un maschio. Un violatore. Lei, questo, non poteva sopportarlo."
Il suo Achille è così umano, vulnerabile. Un bambino che cresce con le stranezze della madre, con un padre che gli vuole bene e lo esorta a migliorarsi. Comprensivo, un punto fermo, verso una madre che invece sembra trascinare Achille verso la sua oscurità.
E poi Achille incontra Patroclo. Un esule il cui padre lo scaccia e si dimentica di lui, senza averlo mai davvero capito o sostenuto.
"Mi criticava per ogni debolezza e si rifiutava di lodarmi anche nei rari casi in cui ottenevo un successo."
Achille capisce Patroclo, si vedono, davvero. Si avvicinano, forse troppo. Ma la paura di fare un passo falso, il timore di recidere un legame di amicizia profondo, è un ostacolo, un monito costante.
"Ma un giorno lo incontrai alle stalle. Da allora la mia vita non fu più la stessa."
Avvicinarsi è inevitabile come lo sono la guerra e il loro destino.
"Quando si accorgeva del mio sguardo rapito, Achille si limitava a sorridere."
Ma nella loro crescita, nel loro avvicinarsi inesorabile alla morte, c'è l'amore. Profondo, destabilizzante, totalizzante. Devozione, dolcezza, passione. Persino gelosia.
"Nei suoi occhi intensi mi sentii fragile, esposto. Per lunghi istanti ci osservammo senza dire una parola, distanti come non lo eravamo mai stati."
E c'è comprensione, un amore che non vede limiti, che si sacrifica, che lascia all'altro la possibilità di scegliere. Di sottrarsi.
Una figura che ho apprezzato tantissimo è quella di Omero. Ho adorato la sua entrata in scena, il suo "compito", quello affidatogli da Achille. Achille che quando perde Patroclo, perde la sua luce e si lascia fagocitare della sua oscurità.
"E in un attimo capisco; tutti gli indizi trovano un ordine. Senza che esista una logica o un motivo, Achille ama quel ragazzo. Non è bello, né potente. È un debole ai miei occhi, ma non ai suoi."
Achille e Patroclo si vedono, si trovano, si incontrano. Sono l'uno l'ancora dell'altro, l'uno la sanità dell'altro, ma anche l'uno ciò che porta alla morte dell'altro. Patroclo troppo accecato dall'amore per scorgere il vero motivo per cui Achille si arrabbia con Menelao per Briseide, Achille troppo accecato dall'aver perso Patroclo.
"«Ti vedo,» mormorai accarezzandogli la guancia. Non so come, ma Patroclo riuscì a intuire il senso delle mie parole. Ed era questo, in fondo, quello che Achille aveva sempre voluto: essere visto. Essere ricordato."
Cosa resta di Achille quando Patroclo muore? Distruzione.
Perché Patroclo era sempre stato la luce che rimetteva insieme e i suoi pezzi, ma quella volta non c'è, non può farlo. Non può spingerlo a ragionare.
"Quando tutto precipitò non mi rimase altro che la rabbia: devastante, rovinosa, letale. E poi il dolore. Andai in frantumi. Ma lui non era lì a riaggiustarmi."
Ho davvero adorato questo romanzo. Non solo lo stile elegante, armonioso e travolgente dell'autrice. La sua interpretazione dei personaggi. Le loro luci e le ombre.
Valutazione: 5 stelle!

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