martedì 20 dicembre 2016

Dolce, dolcissimo Natale.

Cari Lettori,
Ecco la mia seconda sorpresa, che spero vi sarà gradita.
Ho trafficato molto in questi giorni. Mi sono documentata sulle varie possibilità di pubblicare su piattaforma uno dei miei racconti. Ho provato a inserirlo su Amazon con Kindle direct publishing, ma mi dispiace dirvi che non ci sono riuscita. Il processo di registrazione non è una cosa veloce e, tra le varie amenità, bisogna compilare tutta una serie di modelli per dichiarare di non essere residente negli Stati Uniti (non sto scherzando, provateci e mi direte), il che di per sé non è nemmeno un problema, però è un'operazione abbastanza lunga in quanto, perché il Presidente spulci nei dati del censimento e si accorga che non ci siamo, ci possono volere anche sessanta giorni. E nemmeno questo sarebbe un grosso problema, se non fosse per questo pensiero che mi bucava il cervello nei giorni scorsi: regalarvi un racconto di Natale. Ovviamente i miei tempi e quelli di Amazon non coincidevano, e tra le altre cose a me non interessava vendere il racconto, ma lo volevo mettere gratis (e ho poi scoperto che non è completamente possibile, hai a disposizione solo cinque giorni di promozione) per cui ho optato per un'altra soluzione: pubblicarlo qui sul blog. Certo, non avrà la forma che gli avevo dato quando l'ho diligentemente preparato per la pubblicazione (che fatica!), però ciò che conta è il pensiero, giusto?
E allora, eccomi qui. A nudo (metaforicamente, eh?) per voi, la mia anima esposta in rete. Mi auguro di regalarvi un sorriso, almeno.
 




30 Novembre

       «Esprimi un desiderio! Esprimi un desiderio! Dai, Milly, soffia!».

Caterina, la mia sorellina tredicenne, è più entusiasta di me.

Le sorrido, intenerita dai suoi occhi vispi e sorridenti, e soffio sulla mia ventitreesima candelina. È un compleanno triste. La mia cara nonna Emilia è volata via poco meno di un anno fa. Avevamo fatto in tempo a festeggiare insieme l'anno scorso, ma poi...

Scaccio via il suo ricordo dalla mente, non vorrei che il mio viso mi tradisse e rendesse triste i miei familiari.

«Su dai, apri i regali.» mi dice mia madre, un'ombra scura nello sguardo. L'anno scorso io ho perso mia nonna, ma lei ha peso sua madre. Ogni festa non avrà più lo stesso sapore. Nonno Luigi mi ha regalato una sciarpa calda, Caterina un braccialetto d'argento e i miei genitori un libro. È molto bello essere amata così intensamente.

Vedo in un angolo un pacchetto rettangolare ricoperto di una carta da regalo a fiori. Mia madre lo prende e me lo porge.

«Da parte di nonna Emilia.»

La guardo, stupita.

«Nonna Emilia? Ma come...»

«Mi fece promettere di dartelo solo ora, me lo diede prima che...» e la sua voce si smorza in gola.

Trattengo appena le lacrime e mi stringo il pacco al petto. Ha il buon odore della nonna, odore di lavanda e biscotti appena sfornati.

«Posso andare in camera? Vorrei aprirlo da sola.»

«Certo, tesoro, vai pure. Si è fatto tardi e domani hai una giornata piena.» Dal viso di mia madre traspare una punta di delusione. Forse avrebbe voluto vedere il regalo della nonna, ma io ho proprio bisogno di stare un po' da sola con il suo ricordo.

Nonno Luigi sonnecchia sul divano, papà ormai ha sintonizzato la televisione sul telegiornale e per Caterina è quasi ora di andare a letto. La cena è finita e i piatti sono nel lavabo. Lascio la stanza in punta di piedi tenendomi stretta il mio ultimo regalo.

Mi sincero di chiudere bene la porta e mi tuffo sul letto. Ho quasi paura di aprire, ho paura di vedere e di commuovermi troppo, ma la curiosità ha la meglio. Scarto con attenzione e scopro una scatola contenente una lettera e un diario.

Apro la lettera. È su carta rosa, il suo colore preferito. Riconosco la grafia tonda ed elegante della nonna. I miei occhi sono velati dalle lacrime, ma riesco comunque a leggere ciò che è scritto.



Tesoro mio, il tempo macina i suoi grani velocemente, e sento che sono ormai giunta alla fine del mio cammino. Non ho paura. So che mi aspetta un mondo meraviglioso fuori da questo corpo. Forse sono solo un po' malinconica perché non potrò esserti vicino mentre cresci. Ho avuto, però, la fortuna di tenerti in braccio e vedere i tuoi primi passi, i tuoi primi sorrisi e le piccole sfide che hai dovuto affrontare. Ne avrai altre, di sfide, ma non temere. Non può succederti niente di male perché sei una perla rara. Non lo dico perché sono tua nonna.

Ricordo ancora quando mi portavi i passerotti feriti a casa e i tuoi singhiozzi disperati per la loro sofferenza. Sei sempre riuscita a entrare in sintonia con il prossimo e più ti vedevo crescere più ero orgogliosa di te. Hai un gran talento e un'infinita dolcezza, riversi passione in tutto quello che fai. Sono sempre stata orgogliosa di te, e quando il male ha cominciato a erodermi dentro, ho pensato di prendere la penna e donarti qualche mio pensiero, in modo che tu possa un po' attenuare la tristezza.

Quando ho compiuto ventitré anni la mia vita è cambiata, perché ho conosciuto tuo nonno. È stato travolgente e meraviglioso, un uragano che ha sconvolto i miei punti fermi. È questo, sai, che ci fa sentire vivi: amare ed essere amati.

Avrei voluto vederti crescere ancora e incontrare l'amore come me, ma, a quanto pare, non potrò essere qui con te il prossimo anno. Allora ho cercato la risposta in questo quaderno. Contiene dei pensieri che ti accompagneranno al Natale. Non voglio che tu lo viva con tristezza, ma desidero che le mie parole ti facciano sentire che io ti sono vicina, e che ti voglio bene.

Per sempre nel mio cuore.

Nonna Emilia





Una lacrima bagna il foglio. Oh, nonna!

Hai pensato a tutto, anche a farmi vivere le feste con te vicino, in qualche modo. Non ho mai avuto dubbi sul tuo grandissimo cuore.

Vado a dormire con la sensazione di aver ricevuto un bacio affettuoso sulla fronte.

1 Dicembre

L'università mi accoglie nel gelo di dicembre. Mi stringo nel cappotto e mi affretto verso il dipartimento. Stamattina i miei capelli sono impossibili. Un groviglio castano arruffato dal vento, e per giunta sono in ritardo per le lezioni. Studio Lettere e frequento un seminario su Petrarca, che mi fornirà dei crediti aggiuntivi per l'esame finale. Certo, avrò anche una prova intercorso, ma ne vale la pena, se voglio portarmi a casa un bel voto.

Entro con il cuore in gola in aula e scopro con sollievo che non hanno ancora cominciato, non c'è neanche il professore.

Al seminario siamo quattro gatti. Letteralmente. Petrarca non sembra essere molto gettonato, e il nostro tutor è particolarmente severo ed esigente. Ma a me non spaventa la difficoltà, sono sempre stata attratta dalla letteratura e credo di cavarmela discretamente.

Sono un po' secchiona, lo ammetto. Studiare per me non è mai stato un problema, mi viene facile, come respirare.

Siamo talmente in pochi che ognuno ormai ha il suo banco, con un piccolo cassetto in cui lasciamo appunti e materiali di cartoleria.

Sedendomi, noto che il cassetto è leggermente aperto. Strano. Ricordo di averlo ordinato meticolosamente venerdì scorso. Lo spalanco per accertarmi che non manchi niente e... quasi mi sfugge un gemito di sorpresa. Nel cassetto un bigliettino rosa e una caramella alla ciliegia. Come quelle che la nonna nascondeva nelle tasche e mi regalava al ritorno da scuola. Il mio cuore è pieno di emozioni contrastanti. Apro furtivamente il biglietto.



So che è stato il tuo compleanno. Avrei voluto chiamarti, avrei voluto farti un regalo e confessarti il mio amore, ma non ne ho la forza. Ho immaginato non so quante volte di parlarti, di svelarti il mio cuore. Sento che con te potrei essere me stesso, completamente e senza compromessi, ma vedo anche che ci sono molte barriere a separarci. Ho imparato a mie spese che il tormento d'amore esiste, eccome.

L'amore può essere dolce come una ciliegia, ma anche amaro come il fiele, può renderti infinitamente felice o infinitamente triste. Io sento solo il fiele, perché so che non potrò mai averti, ma non mi stancherò mai di sognarti.



Richiudo in fretta. Questa non me l'aspettavo.

Sabrina, la mia compagna di corso, mi lancia uno sguardo interrogativo. Io le porgo il biglietto. Lei lo legge velocemente e si fa rossa in volto.

«Un ammiratore segreto. Forte! Hai idea di chi possa essere?»

Faccio spallucce «Non ne ho la più pallida idea»

«Forse qualcuno del corso?»

«E chi? Non vedo tutta questa intraprendenza nei maschi del corso» che, per inciso, sono solo due. C'è Lorenzo, bello, intelligente e irriverente... e poi c'è Mario, schivo e sulle sue. Sono due persone molto diverse. Lorenzo non avrebbe mai avuto remore ad avvicinarsi, salta facilmente da una conquista all'altra con la sua aria da poeta decadente. Magari però, proprio il fatto che sia sempre così scanzonato può averlo messo in difficoltà visto che ora è innamorato.

Innamorato? Di me? Scuoto la testa ridendo tra me. Mi sembra una prospettiva poco realistica.

Mario forse potrebbe essere più facilmente l'autore del biglietto. È timido al punto che probabilmente non avvicinerebbe nessuno che gli piaccia. Anche qui però non saprei, non mi ha mai degnato di uno sguardo. Com'è che all'improvviso si sveglia tutto questo ardore nei miei confronti? Sono perplessa, e confido i miei dubbi a Sabrina.

«Gli uomini, bah, chi li capisce!» è la sua sentenza.

«Sai che affermano lo stesso di noi, vero?»

«Si che lo so, ma noi siamo giustificate.»

Sorrido, divertita «E in base a quale principio? Sentiamo.» ora se ne esce con una delle sue strampalate teorie.

«Mmm.., vediamo... siamo soggette al ciclo e allo sbalzo di ormoni?»

«Questa è una banalità, e lo sai»

«Forse. Ma non è vero che noi esterniamo più facilmente i nostri sentimenti? La prova è in questo biglietto. Per carità, romantico è romantico, ma non siamo alle elementari. Se vuoi una cosa, bello mio, vai e prenditela! O no?»

«Ti faccio notare che l'uomo misterioso non pare avere nessuna intenzione di prendere alcunché»

«Balle, prima o poi uscirà allo scoperto per conquistare il tesoro...» dice con fare allusivo.

Le do un colpetto sulla spalla

«Sei tremenda!»

«Signori, vi prego di sistemarvi ai vostri posti.»

La voce profonda di Patrizio Marini, nostro tutor e assistente del professore, ci richiama all'ordine. Credo che tre quarti della popolazione femminile stanziata all'università gli sbavi addosso. Quando cammina lungo i corridoi il suo passaggio è accompagnato da sospiri e sguardi sognanti. In effetti è un uomo che non passa inosservato. È giovane, avrà meno di trent'anni, e ha già un contratto con l'università. È preparatissimo e, cosa non secondaria per le sue ammiratrici, ha un fisico notevole, capelli color miele leggermente ondulati e occhi di un azzurro cangiante. Sfortunatamente è un tipo glaciale e composto. Non credo di averlo mai visto sorridere o perdere la calma, ma quando parla di poesia ti scioglie il cuore senza pietà. L'enfasi che ci mette è in grado di emozionare anche le pietre. Seguo i suoi seminari da un anno e le ore di lezione volano sempre via troppo in fretta. Non è solo una questione di aspetto fisico (quello indubbiamente balza agli occhi per primo), quanto di una straordinaria capacità di suscitare interesse. La sua voce ti incatena senza speranza al testo e ti imprigiona in un mondo fatto di palpiti dolorosi.

Con un sospiro afferro penna e quaderno e mi accingo a prendere diligentemente appunti. La caramella e il biglietto scivolano nella mia borsa.



La sera, nella mia stanza, sono distesa sul letto e guardo il dolce dono che ho trovato oggi. Tentenno un po', ma poi non resisto. Scarto la caramella e la metto in bocca, assaporandone la fragranza. Un sapore che mi ricorda l'infanzia, la gioia e l'affetto. Mi compare davanti agli occhi la nonna e la sua zazzera corta (i capelli lunghi non si addicono alle vecchie signore, era solita dire, anche se io non la ritenevo affatto vecchia), le storie che mi raccontava, la magia che spargeva sul mio cuore.

Chiudo gli occhi e, mentre la caramella si scioglie, mi sembra quasi di sentire la sua voce che mi canta la ninna nanna.

5 dicembre

Non ho ricevuto altri biglietti, e gli unici due ragazzi del corso non mi hanno filato manco di striscio. Comincio a pensare che qualcuno abbia voluto farmi uno scherzo. Forse è stata proprio Sabrina, per vivacizzare l'atmosfera.

«Hai pensato già ai regali di Natale?» mi chiede.

«Non ho molto da parte. Ho fatto un po' di doposcuola a qualche amico di mia sorella, ma non ho guadagnato granché. Penso che dovrò lavorare di fantasia.»

«Che ne dici di fare volantinaggio? Ti porto io all'agenzia. Ti occupa solo qualche ora dopo le lezioni. Così racimoli dei soldini.»

«Perché no? Si ok, ci vengo volentieri»

Così il pomeriggio mi ritrovo tutta infreddolita per la strada a distribuire i volantini di una nuova profumeria. Non è il massimo, ma facendolo per un paio di settimane potrò arrotondare e regalare a Caterina qualcosa di carino, magari un cd o una collana.

È appena iniziato il periodo natalizio. I negozi sono addobbati con luci scintillanti, stelle e glitter. La gente si riversa in strada per qualche acquisto o solo per fare una passeggiata. Ogni tanto qualche mamma tira via il suo bambino che incolla il naso sulla vetrina dei giocattoli. È il momento dell'anno che amo di più, carico di aspettative, sogni inespressi che si possono avverare, profumi e colori che prendono vita.

Di questi tempi ero solita fare i biscotti al cioccolato con la nonna. Io me ne stavo tutta seria in piedi su una sedia, una bimba gracilissima con il grembiule di sua madre addosso, tenuto fermo dalle mollette per il bucato. Mi riempivo di farina da capo a piedi, però il senso di beatitudine che provavo è ancora inciso nel mio cuore.

Chissà, forse quest'anno potrei riprovare a farli, magari coinvolgendo mia sorella.

Una folata di vento mi tira via una manciata di fogli, strappandomi ai miei ricordi. Mi dispiace vederli a terra così mi chino per raccoglierli. Una mano si intreccia alla mia. È il professor Marini, che diligentemente si è chinato per aiutarmi a recuperare i foglietti.

Cerco di non pensare a quanto mi sia piaciuto il suo contatto caldo. Lui sorride. Per la prima volta da quando ne ho memoria. Inutile dire che ha un sorriso meraviglioso. Non che non lo avessi immaginato, ma vederlo è un'altra cosa.

«Credo che qualcuno abbia perso i pezzi per strada.» Dice porgendomi un mucchietto di carta.

«Grazie professore.» gli rispondo io. Le mie gambe si sono fatte di gelatina. È la timidezza nei confronti del mio tutor. Almeno è quello che mi ripeto.

Mi guarda come se mi volesse mettere a fuoco.

«Lei è nel mio corso?»

«Sì, nel seminario su Petrarca»

Sembra ricordare e annuisce.

«Si, mi scuso. Ho tanti studenti e seguo tre seminari. A volte mi confondo. Ecco, credo ci siano tutti. Le auguro buona giornata. Ci vediamo domani.»

«Certo.» rispondo subito, un po' delusa dal fatto che non mi abbia riconosciuta. La mia faccia da triglia deve essere evidente, perché Sabrina mi dà una gomitata che mi fa sobbalzare.

«Lo sai che quello è il nostro prof, vero?» mi dice con tono di avvertimento.

«Certo che lo so.» rispondo, piccata «E poi, guarda, senti un po' chi parla! Mi pare che tu stessa abbia lodato i suoi pettorali il primo giorno di lezione.»

«Ricordi bene. Ma la mia è stata solo una constatazione estetica! Conosco i limiti. E questo è un limite bello grosso.»

«Non ho assolutamente intenzione di valicarlo. Mi pare chiaro che, come te, so apprezzare le meraviglie del creato.»

«Si, si. Come no... dai, sbrighiamoci a distribuire i volantini, che qui ci geliamo il sedere.»



Quando torno a casa e mi tolgo il cappotto, sento che mi cade qualcosa dalla tasca. La raccolgo da terra. É una caramella alla ciliegia.

La guardo come se provenisse da un altro pianeta. Chi l'avrà messa in tasca. Mario? Lorenzo? Sabrina?

Sento il bisogno di leggere una pagina del quaderno di mia nonna.

Le sue parole scorrono veloci nel mio cuore.



Oggi voglio raccontarti di quando ho incontrato tuo nonno.

Avevo esattamente la tua età. Lui era più grande di me, di circa sette anni. Non sono molti, ma a ventitré anni sembrano un abisso. Io quasi quasi credevo ancora a Babbo Natale. Lui era l'uomo adulto, maturo, affascinante. Ero totalmente dipendente dal suo profumo. Odorava di legno e muschio.

Ricordo che ero al parco e leggevo un libro. Lo vidi sulla panchina accanto, assorto a leggere anche lui.

Ora, non so come spiegarti la sensazione che provai. Come fai a sapere di aver trovato l'amore della tua vita? Semplice, non lo sai. Lo senti.

Fino ad allora mi ero sentita come un quadro incompiuto. Quel pomeriggio fu come se un pittore avesse preso in mano pennelli e colori e mi avesse completato.

Fui io ad avvicinarmi a lui. Poverino! Gli stava quasi venendo un colpo. È sempre stato un uomo un po' rigido, ma io non ho mollato.

Il giorno prima ero una bambina, il giorno dopo una donna testarda capace di lottare per ottenere l'amore.

Perché ricorda, tesoro mio, se trovi una persona che ti completa, che ti fa battere il cuore, che sposta il tuo baricentro...ecco... quella è la persona per la quale vale la pena lottare.

Non smettere mai di cercare la felicità, e non ti spaventare se trovi un dosso sulla tua strada. Ascolta te stessa.

Io ci sarò, con la mia carezza silenziosa, a proteggere il tuo coraggio



Le sue parole sono balsamo per il mio cuore. Non avrei mai immaginato di poterla sentire ancora così vicino.

Ripenso alla caramella nella mia tasca. Devo scoprire chi ce l'ha messa.



10 dicembre

 
Arrivo all'università, decisa a vederci chiaro. Ho un'idea che mi frulla in testa. Non so se funzionerà, ma ci devo provare.

Tiro fuori una caramella e la metto nel mio cassetto. Prendo un bigliettino e scrivo. Ho pensato e ripensato alle parole per tutto il tragitto.



Potresti stupirti delle possibilità che ti offre la vita. Non conoscerai mai il sapore della felicità se non provi ad assaggiarla.



Chiudo tutto nel cassetto e incrocio mentalmente le dita. Forse una volta lanciata l'esca il mio ammiratore uscirà allo scoperto.

Una voce dietro alle mie spalle mi fa sobbalzare.

«Ciao.»

Dietro di me, Mario mi guarda esitante. Approfitto per osservarlo meglio. Ha ricci castani e morbidi e una bella bocca. Non è vestito alla moda, ma il suo sguardo è dolce.

«Ciao Mario, posso aiutarti?»

«Sì, beh, mi chiedevo... sto lavorando alla tesina finale, ma c'è questo passaggio che non mi convince. Vorrei un confronto, se non ti dispiace.»

Sono perplessa. La scusa forse regge, ma Mario è un genio, è risaputo. Decido di stare al gioco.

«Certo. Fammi vedere. Io intanto ti faccio vedere cosa ho abbozzato.»

Prendo i miei appunti e glieli porgo, mentre leggo i suoi. L'analisi è lucida e precisa. Onestamente non saprei come migliorarla.

«Mi pare molto buona» gli dico.

«Grazie, Anche la tua. Avevo bisogno di un occhio esterno.»

«Qualcosa non va, Mario? Sei un po' ingessato stamattina.»

Lui sorride, palesemente in imbarazzo.

«In realtà è una scusa.»

Ecco, ci siamo. Ora viene allo scoperto.

«Pensavo...»

«Si...» lo incoraggio con uno sguardo eloquente, che spero sia abbastanza intenso da farlo capitolare (e che non sembri quello di una trota miope).

«La tua amica... Sabrina... vorrei... chiederle di uscire, ecco.»

Oh.

«Sabrina?»

«Sì, sai, quella che siede vicino a te.»

«Ho capito. E perché lo chiedi a me?»

Non riesco a nascondere un po' di stizza. Non che mi strappi i capelli per la disperazione, sia chiaro, ma speravo di aver risolto il mistero.

«Perché lei è così bella e spigliata, e io sono... io...»

Mi intenerisce questo ragazzo un po' retrò che è di fronte a me a chiedere un'intercessione per Sabrina.

«Facciamo così. Possiamo pranzare insieme, ma il resto lo devi fare tu.»

Il suo volto si illumina.

«Davvero?»

Rido, divertita dalla sua espressione.

«Sì, certo. Oggi, a pranzo. Da Roberto. Fa ottimi panini.»

«Ehi, chi ha parlato di panini?»

Lorenzo si intromette tra di noi, passandomi un braccio attorno alle spalle, sfacciato e a suo agio come sempre. È veramente intrigante con i suoi pantaloni sdruciti e i suoi capelli nerissimi e arruffati.

«Andiamo a pranzo da Roberto» annuncia Mario, trionfante.

«Ahi ahi, amico. Mi vuoi rubare la ragazza?»

Lo dice scherzando, ma io comincio a rifletterci un attimo. Potrebbe essere lui, in effetti. Magari si vergogna di mostrare il suo lato romantico.

«Macché» replica Mario « è solo un panino in compagnia.»

«Viene anche Sabrina.» preciso io.

Lui sembra riflettere attentamente, osservando Mario, o meglio trapanandolo con gli occhi.

«Mmmm... diciamo che la situazione mi è chiara... e sentiamo, è un party privato o sono ammessi altri invitati?»

«Il party è esclusivo» rispondo io, civettuola. Tanto vale sfoderare lo charme. «ma forse possiamo fare qualcosa per trovarti un biglietto.»

Il sorriso che mi regala è bellissimo e contagioso. Il suo braccio è sempre attorno alla mia spalla.

«Allora ci conto, non mi deludere.»

«Certo che no.»

«Ehmmmm.... » il professor Marini entra in aula richiamando la nostra attenzione. Ha il volto turbato, Dio solo sa perché.

Oggi indossa un jeans che gli calza a pennello e una camicia slim. Cavolo, ma non sente freddo?

«Ai posti. Come sapete, oggi c'è la prova scritta, che costituirà un terzo del vostro esame, insieme alla tesina di fine corso e alla prova orale. Analizzeremo e commenteremo i sonetti del Canzoniere. Ognuno di voi ne avrà uno diverso, così non potrete copiare.»

Siamo sicuramente tutti un po' tesi, ma abbiamo studiato tanto in questi mesi e speriamo di poter concludere in bellezza perché poi a gennaio ci aspetta l'orale. Ci sistemiamo velocemente.

Sabrina entra trafelata in aula, in ritardo come al solito. Recupera tutto il necessario e fa un inchino sfrontato al professore. Quella ragazza mi farà impazzire, un giorno o l'altro.

Cominciamo a scrivere e non ci fermiamo fino alla fine della prova, due ore dopo. Sono piuttosto soddisfatta dell'elaborato, credo di poter ambire a un buon voto finale.

Consegno il foglio e sto per andar via, quando il professore mi trattiene.

«Emilia Ronchi? Signorina, può trattenersi un momento?»

Strano. Si ricorda il mio nome adesso? E poi mi rendo conto che l'ha letto sul foglio. Stupida me.

«Sì professore, certamente.»

«Milly, non vieni?

«No Sabrina, andate pure, vi raggiungo presto.»

Escono tutti e resto da sola con il professore. Non nascondo una certa ansia, ma non so interpretarla bene. Non riesco a capire se sia dovuta all'imbarazzo o ad altro. Magari ai suoi begli occhi o al suo profumo. Ora che è vicino lo sento bene. Non so identificare la fragranza, ma è molto gradevole.

«Signorina Ronchi, ho avuto modo di analizzare le Sua carriera universitaria. A quanto pare è una candidata alla lode tra i prossimi tesisti.»

Il mio orgoglio viene fuori spudoratamente. Se fossi un pavone, potrei tranquillamente fare la ruota in questo momento.

«Amo molto la letteratura, professore»

«Si vede, ma voglio metterla in guardia. Lei è un'ottima risorsa per la nostra università, cerchi di non farsi distrarre da frivolezze. La laurea è vicina.»

Frivolezze? Non capisco davvero dove voglia andare a parare.

«Mi perdoni, professore, ma non la seguo.»

Lui mi guarda intensamente e si alza, avvicinandosi. Molto.

«So che non sarebbero affari miei, ma ci tengo a preservare una delle menti più brillanti dell'università. Ho visto che parlava prima con Lorenzo Monda. È una testa calda, per quanto sia intelligente. Le consiglio di non lasciarsi trascinare.»

Spalanco gli occhi per la sorpresa. Mi sembra che questo vada molto al di là dei suoi doveri di assistente universitario.

«Beh, professore, credo che abbia ragione lei. Non sono affari Suoi.»

Sento che si avvicina ancora di più, è a un soffio dal mio viso. Alzo lo sguardo ed è a due centimetri da me. Il suo profumo mi inonda le narici, i suoi occhi agganciano i miei. Sono due cristalli azzurri, eppure appaiono infuocati. Tento di buttare giù il nodo che mi si è formato in gola, ma non ci riesco. Sento la sua mano che mi afferra il polso.

«Lo dico per il Suo bene»

Non riesco a capire il motivo del suo improvviso interessamento alla mia vita privata, ma so una cosa: se non me ne vado subito rischio di prender fuoco. Sono fin troppo cosciente del calore del suo corpo, è così vicino che mi sembra di sentire il suo cuore battere impazzito. O forse è il mio?

«Con tutto il rispetto, ma non ho bisogno di consigli. So badare a me stessa.»

Così dicendo, facendo uno sforzo immane, mi allontano da lui e corro fuori dall'aula.

L'aria fredda mi gela il viso, ma per me è un sollievo. Ho decisamente bisogno di rinfrescarmi le idee.

19 dicembre

Cara Milly, nipotina mia adorata, Natale si avvicina e già so che non sarò lì con te. Sento le forze che mi abbandonano giorno dopo giorno. Non sono triste. Ho vissuto una vita piena d'amore e di momenti gioiosi. L'unica cosa che mi dispiace è che so che questo Natale potresti sentirti sola. Non lo sei.

Anche se non mi vedi io sono con te e lo sarò sempre. Lo sarò quando prenderai la laurea, lo sarò quando piangerai, quando riderai e quando ti innamorerai. Cerca segni del mio amore attorno a te. In qualche modo, in qualsiasi modo, cercherò di manifestarti la mia presenza. Il nostro corpo è un semplice involucro. La nostra essenza è fatta di amori e ricordi. E quelli non scompaiono mai.

Se dovessi avere un dubbio, un qualsiasi dubbio, chiudi gli occhi e pensami intensamente. Cerca il battito del tuo cuore, fammi la domanda che vorresti farmi. Io cercherò di risponderti.



«In questo momento avrei proprio bisogno di te» dico ad alta voce.

Sono in biblioteca ad aggiornare la mia tesina. Praticamente ci sono solo io e la bibliotecaria miope mummificata sulla sedia, chiusa nello stanzino di sopra. La confusione in questi giorni non mi vuole lasciare. Ho avuto modo di frequentare Lorenzo e, sì, mi pare che abbia un certo interesse per me. Dopo il famoso pranzo a quattro, che per inciso ha avuto il merito di far sciogliere un pochino Mario, vedo che mi gironzola sempre intorno. Non so che intenzioni abbia, ma lo lascio fare. Voglio una volta tanto seguire l'onda e non programmare troppo.

Lupus in fabula, Lorenzo mi raggiunge alla mia scrivania.

«Splendore, ti ho cercato in tutta a facoltà.»

Sorride tanto Lorenzo, e il suo sorriso è talmente contagioso che non si può fare a meno di ricambiarlo.

«Avevo ancora un po' di lavoro da fare per la tesina. Tu come stai messo?»

Lui si picchietta un dito sulle tempie «Tutto qui dentro. Stasera o domani butto giù il lavoro. O forse rimando a dopo le feste»

«Ti rendi conto che mancano venti giorni all'esame? Certo che sei proprio incredibile!»

«Sono un genio.»

«Un genio modesto, direi»

«La modestia è per perdenti, e io non perdo mai.» e dicendo così mi si avvicina sempre più.

Il suo profumo è gradevole, ma non mi sconvolge particolarmente.

«Ti ricordo che siamo in biblioteca.» dico, scostandomi leggermente con la sedia.

«Quella vecchiaccia è rintanata nel suo ufficio. Siamo praticamente soli.»

La prospettiva, all'improvviso, non mi sembra molto allettante.

«Avrei da studiare.»

«Studi dopo.» ormai a forza di indietreggiare sono finita con la sedia attaccata al muro. Lui è a cavalcioni sulla sua sedia proprio di fronte a me. Sono bloccata. Mi accarezza il viso. So che sta per baciarmi, almeno questa è la sua intenzione, ma le sue labbra incontrano la mia guancia.

«Che c'è? Pensavo di piacerti.»

«Mi piaci. Ma non in quel senso.»

«E quale senso ci sarebbe scusa?» la sua voce non nasconde affatto l'irritazione.

«Sei un buon amico.»

«Amico? Ti va di scherzare? Senti bella, io non vado mai in bianco, e tu non farai certo eccezione.» e dicendo così si alza di botto. La sua sedia crolla e lui mi blocca la spalle con una mano e il viso con l'altra. Vorrei divincolarmi, ma la sua forza e la mia paura mi immobilizzano.

«Ti piacerà, fidati. Io sono il migliore.»

Strizzo gli occhi per non vedere. E prego. Isolo la mia mente e ascolto il mio cuore che batte come un forsennato. Chiamo in aiuto nonna Emilia.

Nonna, ho bisogno di te. Cosa faccio?

Il peso che mi opprime le spalle si fa repentinamente più leggero. Apro gli occhi e vedo che Lorenzo è stato scaraventato via, dall'altro capo della stanza. Di fronte a me il professor Marini, il viso stravolto e le mani chiuse a pugno. L'aria è carica di elettricità, Lorenzo guarda di sbieco il professore, ma non contraccambia l'attacco.

«Monda, fuori di qui.» ordina lui.

«Professore, non stavo facendo niente di male.» risponde Lorenzo sfacciatamente.

Gli occhi del professor diventano glaciali.

«Ho detto fuori.»

«Ma...»

«Fuori

Lorenzo pare aver capito l'antifona e si volatilizza in un battito di ciglia. Io ho guardato la scena immobile, ancora scossa dalla paura.

Lui mi si avvicina, cauto.

«Va tutto bene?»

Il mio silenzio deve preoccuparlo, perché si inginocchia e mi prende il viso tra le mani.

«Emilia, rispondi per favore.» dice con dolcezza mista ad apprensione. Il mio nome completo sulle sue labbra è come una canzone, e la sua mano è morbida e delicata sulla mia pelle.

«Milly.» rispondo io

Lui mi sorride, in parte sollevato, forse, dal fatto che io non abbia perso la parola.

«Come?»

«Milly. Gli amici mi chiamano Milly.»

Il suo sorriso si allarga, e nel mio cuore esplode il calore. Siamo ancora vicini, molto vicini. Vorrei fermare il tempo qui e ora.

«Bene Milly, ti riaccompagno a casa.»

«Oh, grazie, ma non è necessario.»

«Lo è. Per me.»

Per me. Non credo di avere la forza di negargli qualcosa, ma quelle due parole hanno l'effetto di una calamita, ora non potrei staccarmi da lui nemmeno se lo volessi.

Annuisco e mi tiro su. Anche lui si alza e nel farlo sento un tonfo leggero a terra. Abbasso lo sguardo e mi si mozza il respiro. Ai suoi piedi giace una caramella. La mia caramella.

I pezzi del puzzle cominciano a ricomporsi e io finalmente realizzo che l'autore di quei pensieri d'amore ce l'avevo sì sotto al naso, ma dietro alla cattedra.

Lo sguardo che mi rimanda è di puro terrore. Ora che sa che io so, non può più nascondersi dietro a messaggi misteriosi.

Per istanti che sembrano infiniti nessuno dei due parla, sospesi in una bolla precaria. Entrambi sappiamo che ci vuole un niente a farla scoppiare. E, soprattutto, cosa voglio io? Mi sembra chiaro che la sua presenza non mi sia indifferente. Il suo profumo mi sta facendo letteralmente uscire di testa, inonda le mie narici e la mia anima.

Decido di non parlare, prendo la caramella e con gesti lenti, la scarto e la mangio continuando a guardarlo negli occhi. Lui osserva le mie labbra con aria sofferta, ma non si muove.

Ok. Mi arrendo. È evidente che lui non si sbilancerà mai, costi quel che costi. Scuoto la testa risentita, raccolgo i miei appunti e mi avvio alla porta. Mi sto incamminando a passo sostenuto quando sento la sua mano afferrarmi il braccio per farmi girare. I fogli si sparpagliano a terra, ma è l'ultimo dei miei pensieri, perché le sue mani circondano ancora il mio viso e i suoi occhi mi perforano chiedendomi implicitamente il permesso di continuare. Per tutta risposta le mie labbra si schiudono, e vengono catturate dalle sue. Inspiro il suo profumo meraviglioso e gli faccio scivolare le mani sulla schiena. Il gemito che fuoriesce dal profondo della sua gola mi fa capire che apprezza il contatto. Le mani si spostano dal viso ai miei capelli, alle mie spalle. Sento il suo petto solido a contatto con il mio, sono invasa da una sorta di frenesia che mi porta ad aggrapparmi a lui come se fosse l'unico scoglio in mezzo a una tempesta. Il bacio si intensifica, la testa mi gira e io mi abbandono completamente, lui entra più profondamente nella mia bocca. Il contatto è talmente intenso che mi sembra di venir meno. Sposto le mani sulle sue braccia ed ecco che si stacca da me. Ora sento freddo. Sono leggermente in affanno e noto che anche lui ha perso la sua naturale compostezza. I capelli sono arruffati e ha le guance rosse. Gli sorrido, totalmente rapita.

«Allora eri tu?»

Patrizio, perché ora per me è Patrizio e non più il professor Marini, annuisce e si allontana definitivamente dal mio corpo.

«Già. Ora credo sia meglio andare.» dice raccogliendo gli appunti che mi erano caduti e avviandosi all'uscita. Io resto lì impalata.

«Ebbene? Vogliamo andare?» mi chiede con un tono neutro, come se non fosse successo niente.

«C...certo.» balbetto io.

Arriviamo nel parcheggio per prendere l'auto. Io gli indico l'indirizzo e lui mi fa entrare.

In auto restiamo in silenzio. Lo osservo di sottecchi e noto la rigidità della mascella e delle mani che si stringono attorno al volante tanto forte da far vedere le nocche bianche. Io mi sento come sospesa in un'altra dimensione. Baciarlo è stata l'esperienza più incredibile della mia vita. Posso ancora sentire il suo sapore e il suo profumo su di me. Avrei una voglia matta di farlo di nuovo, ma qualcosa mi dice che lui non sarebbe d'accordo.

Mi sono ormai rassegnata al suo mutismo, quando all'improvviso sterza e accosta al lato della strada.

Ha lo sguardo sofferente di chi non sa come cominciare un discorso.

«Io… immagino di dovermi scusare.»

Alzo un sopracciglio, perplessa.

«Scusarti? Di cosa?»

«Per …. quello che è successo… prima. Insomma, non sono stato meglio di quel Monda io… ti ho praticamente assalito, ed è imperdonabile, è...»

Lo interrompo immediatamente posandogli una mano sulla bocca. È per questo che se ne è stato muto e con la faccia da funerale? Pensa di avermi costretto?

«Credi davvero a quello che dici?»

«Cosa? Certo, certamente. Ti sono piombato addosso e non ti ho dato il tempo di respingermi.»

«Forse perché non volevo respingerti.» le mie parole sono un soffio. Non brillo certo per iniziativa, e non ho mai messo a nudo l'anima in quel modo, ma sento di non potergli nascondere l'effetto che mi ha fatto.

Lui continua come se non avessi proprio parlato. «Quando ti ho vista lì, bloccata al muro, credo di aver perso la testa. Non… non riesco a spiegarti come mi sono sentito, ero furibondo, volevo schiacciare la testa di quell'imbecille sotto i miei piedi, e poi ho fatto esattamente come lui.»

Non c'è tempo per le esitazioni. Patrizio sembra veramente convinto di quello che dice. Si sente colpevole per una cosa inesistente. Cerco di radunare tutto il coraggio che ho (e io non brillo certo per spavalderia) e gli passo la mano dietro il collo. Le sue pupille si dilatano mentre poso le labbra sulle sue. Voglio fargli capire che non mi ha costretto, che l'ho voluto tanto quanto lui. Che lo voglio ancora, lo voglio talmente da sentire un dolore fisico. Muovo le labbra invitandolo a rispondere. Lui si irrigidisce serrando la bocca. Mi allontano leggermente fissandolo intensamente, e poi riprendo a baciarlo chiudendo gli occhi e passandogli l'altro braccio attorno alle spalle. Sono stupita da me stessa e dalla mia audacia, anche se a quanto pare non riesco a smuovere la montagna. Sto quasi per rinunciare, quando sento sfuggirgli un sospiro strozzato, ed ecco che finalmente capitola aprendo la bocca e stringendomi forte. Lo stesso senso di vertigine provato prima mi investe come un tornado. Ora riesco a dare un nome al suo profumo. È legno con una nota di muschio. Lo stesso profumo che ha fatto perdere la testa alla nonna. Sospetto che sia il profumo dell'amore.

Le sue labbra si fanno sempre più avide e bollenti, e io non resisto, ormai sto sprofondando nel baratro e sono più che felice di affondare. La mia mano tremante gli slaccia un bottone. Ho un bisogno spropositato di baciargli il collo, e lo faccio. Abbandono le sue labbra per concentrarmi sul pezzetto di pelle che sono riuscita a scoprire. Lo sento gemere e afferrarmi le spalle.

«Milly...ti prego...» sentirlo pronunciare il mio nome mi fa perdere ancora di più la razionalità.

«Ti prego, Milly. Fermati.»

Mi gelo sul posto. Credevo… beh non lo so cosa credevo, ma mi pareva di non essere la sola ad aver perso i freni. L'imbarazzo prende il sopravvento, e mi allontano arrossendo come un peperone.

«Scusa… scusami… »

«Non devi scusarti. Milly, ti supplico, non scusarti. Dio solo sa quanto avrei voluto lasciarti continuare.»

«Ma allora perché mi hai fermato?»

«Perché questa cosa non va bene. Io sono il tuo tutor, ti assisterò anche nella tesi perché sei tra quelli che faranno l'esame con me alla prossima sessione. Non è corretto che io stia con te in questo modo.»

«Perché? non sei mica molto più grande di me. Quanto hai? Ventotto? Ventinove anni?»

«Ne ho ventisette, ma non è questo il punto.»

«Non mi sembra che ci sia niente di sbagliato.»

«E invece è tutto sbagliato.»

«Oh, bene. Grazie.» mi sento profondamente offesa e non mi curo di nasconderlo.

«Non fare così. Tu non puoi immaginare cosa stia provando in questo momento.»

«Spiegamelo tu. Perché io so solo che mi stai rifiutando.»

«Non è così. Altrimenti non ti avrei scritto quella lettera, non ti avrei mandato quei messaggi.»

Vorrei mantenere il punto, ma la curiosità ha la meglio.

«Perché le caramelle alla ciliegia?»

«Perché quando vedevo la tua bocca pensavo alle ciliegie e al loro sapore. Immaginavo di baciarti e di sentire il loro gusto dolce sulle mie labbra. Non mi sbagliavo.» e così dicendo arrossisce leggermente, diventando, se possibile, ancora più irresistibile.

«Quando ti ho visto per la prima volta, un anno fa ho subito capito che per me sarebbero stati guai seri. Contavo le ore che mi separavano dal seminario, per vederti. Mi sono tormentato a lungo, crogiolandomi nella mia tristezza. Mi sentivo un demente e più leggevo Petrarca più mi deprimevo.»

Ridacchio a questa sua affermazione

«Deve essere difficile leggere poesie d'amore in una situazione del genere.»

«Oh, credimi, mi sono sentito più volte sull'orlo della follia. Ho pensato di dover esternare in qualche modo tutti i sentimenti che mi tormentavano, che mi tormentano, e ho deciso di metterli su carta. Il progetto era quello di tenerlo per me, ma poi non ho resistito...e il resto lo sai.»

«Quando ho letto il biglietto, non credevo possibile che qualcuno provasse quelle cose per me.»

«Tu non hai idea di come mi fai sentire.»

«E allora perché dici che è un errore?»

«Perché non voglio essere egoista. Tu non sei solo la ragazza a cui penso giorno e notte. Tu sei brillante, e so per certo che potresti raggiungere la lode, magari diventare ricercatrice. Scrivi benissimo e fai analisi precise e impeccabili. Sei la mia migliore allieva. Il guaio è che mi sono innamorato perdutamente di te.»

Il respiro mi si blocca. Innamorato. Il cuore si espande e si riempie di calore.

«E questo come potrebbe ostacolare la mia carriera? Se, come dici tu, sono brillante, non sarà certo una relazione amorosa a rovinarmi la media.»

«No.» concorda lui «però non sopporterei mai di esporti ai pettegolezzi. Se si venisse a sapere, cosa pensi che direbbero tutti? Che hai avuto questi risultati perché sei la mia ragazza. E non voglio che accada. Tu sei molto di più. Tu puoi avere di più.»

«Cosa ti fa pensare che io voglia di più? O che sia un problema per me affrontare i pettegolezzi? Non mi interessa quello che pensano gli altri. E non dovresti farlo nemmeno tu.»

Il suo sguardo è triste mentre mi accarezza il viso. Gli prendo la mano per ancorarlo a me, per tenerlo con me, qualsiasi cosa il mondo intero possa pensare.

«Non cambierò idea, Milly. Non posso farti questo. Aiutami, ti prego. A gennaio farai l'esame con me, poi cominceremo a lavorare alla tesi. Dimenticheremo questo pomeriggio.»

A un tratto la rabbia prende il sopravvento sulla tristezza perché un'intuizione mi salta alla mente.

«A te non interessa nulla di me e della mia carriera. Tu vuoi solo preservare te stesso e il tuo lavoro!»

L'espressione che mi rimanda è di sconcerto totale

«Cosa? No, ti assicuro che non è così.»

«E invece io dico di sì. Potresti subire un procedimento disciplinare, non è vero?»

«Non ci ho proprio pensato a questo.» risponde con veemenza.

«Non dire sciocchezze. Trovati una scusa migliore per coprire la tua paura. Io non ti aiuterò. Grazie per il passaggio. Da qui proseguo da sola.»

«Aspetta...» ma io sono già fuori, e attraverso la strada a grandi falcate.

Voglio allontanarmi il più possibile, voglio tornare a casa e dimenticarlo. Non ho fatto i conti con il mio cuore, però, che sembra non seguire la mia linea di pensiero.

Cosa farebbe la nonna in questa situazione? Cosa farebbe se il ragazzo dei suoi sogni l'avesse stregata e poi abbandonata?

Non so rispondermi però ricordo bene una delle sue frasi nelle lettere che mi ha donato.



Non smettere mai di cercare la felicità, e non ti spaventare se trovi un dosso sulla tua strada.



Conosco solo una persona che non si lascia intimidire dalle difficoltà. Compongo velocemente il numero.

«Pronto?»

«Sabrina? Ho bisogno del tuo aiuto.»

20 dicembre

Gli amici sono gioielli che la vita ti regala. Se hai la fortuna di incontrarli ne devi avere cura e apprezzarli per quello che sono.

Tuo nonno è stato il mio grande amore e il migliore amico che ho avuto, tra le tante persone che pure hanno illuminato la mia vita. Un amico non giudica il tuo cammino, ma ti prende sotto braccio e ti accompagna, aiutandoti a superare le buche.

Avrei voluto più tempo per farti strada, tesoro mio, ma non dispero. La tua anima pura e appassionata non potrà che attrarne un'altra altrettanto luminosa che veglierà in mia vece su di te. A questa persona vorrei lasciare un messaggio: cura le mia nipotina, asciuga le sue lacrime e, soprattutto, aiutala a non scappare dalla felicità.





«Ragazza mia, ti sei cacciata in un bel pasticcio.»

Sabrina addenta un muffin con aria sognante, mentre io rigiro per la centocinquantesima volta il cucchiaino nella mia cioccolata calda. Stiamo facendo colazione al bar all'angolo dell'università.

Ho pensato e ripensato al discorso di Patrizio. Non so se la sua sia paura folle o solo un eccessivo senso del dovere. Sono consapevole che questa cosa potrebbe essere controproducente per entrambi, ma non riesco proprio a dimenticare il suo sapore che sento ancora sulle labbra, le sue mani delicate che mi hanno accarezzato come se fossi un oggetto prezioso.

«Ehi, Milly, sveglia!»

La voce di Sabrina mi riporta alla realtà.

«Immagino che tu non abbia sentito una parola di quello che ho detto.»

«No... in effetti, no.»

«Ahi ahi, come devo fare con te ragazza? Sei cotta e stracotta, non hai proprio speranze.»

Arrossisco fino alla punta dei capelli. Mi rendo conto di aver intrapreso una strada senza ritorno: sono innamorata persa e non so come uscirne.

Sabrina mi osserva con espressione compassionevole.

«Devo sbrigarmi a risolvere la situazione, così potrai tornare tra noi comuni mortali.»

«E come credi di sbrogliare questa matassa?»

«Se avessi prestato attenzione, sapresti che ho un piano.»

«Che consiste in...?»

«Nel farti cambiare professore.» dice, come se fosse una cosa ovvia.

«Sabrina, non dire sciocchezze. Abbiamo avuto l'assegnazione in segreteria. Mi tocca fare gli esami con Patrizio... e anche la tesi.. e insomma... a queste condizioni lui non mi vorrà mai.»

Sabrina alza un sopracciglio, perplessa.

«Patrizio era poco fa in facoltà. L'ho intravisto mentre arrivavo qua. Aveva una faccia da cane bastonato, credo che, quanto a depressione, lui stia molto peggio di te.»

«Non sopporto l'idea di dovergli stare vicino e di non poter...»

«Stop!» fa lei coprendosi le orecchie con le mani «Sto facendo una gran fatica a reprimere gli incubi che mi procura questa situazione. È pur sempre il mio professore e mi fa un certo effetto immaginarlo come un focoso stallone.»

«Sabrina!» la interrompo, scioccata.

«E non dirmi Sabrina! Ora che conosco i particolari, ti direi che sono un po' invidiosa. In realtà non ho molto da invidiarti, visto che anche il mio esemplare maschile non scherza.» ribatte lei, e mi fa l'occhiolino.

«Questa volta sono io a non voler sentire.»

Sabrina ride di gusto.

«E dai, non ti lamentare, un po' ne sei responsabile...toh, guarda un po' chi c'è? Il mio esemplare maschile.»

Mario entra trafelato nel bar. Ha sempre un pantalone fuori moda e un cardigan uguale a quello di mio padre, ma devo ammettere che i suoi lineamenti sono affascinanti. Il volto del ragazzo si illumina alla vista di Sabrina. Ah, l'amore fa miracoli! In tutti i casi tranne che nel mio, purtroppo.

«Mario, vieni tra noi, stavo giusto elogiando la tua virilità.»

Mario diventa un pomodoro.

«Sabrina...» riesce appena a sussurrare.

«Tranquillo, Mario, l'ho fermata in tempo.» dico io per stemperare l'imbarazzo.

«Cara Milly, sappi che quest'uomo è un genio. Gli ho raccontato cosa è successo, spero non ti dispiaccia, e lui mi ha trovato una soluzione in un batter d'occhio.»

«Quale soluzione?»

«Tesoro mio, ma allora cadi dalle nuvole! Te l'ho già detto prima: ti facciamo cambiare professore.»

«Ma è una cosa impossibile!»

«Non se tuo zio lavora in segreteria.» risponde Mario ammiccando.

Il mio cuore perde un battito, uno spiraglio di speranza si fa strada nel petto.

«Abbiamo chiesto un appuntamento urgente» continua Sabrina «ora andiamo lì e intercediamo per te. Ci inventiamo una balla colossale, tipo che nel giorno previsto per il tuo esame devi presenziare al matrimonio del gatto o, non so, che devi andare al consolato della Papuasia per firmare il testamento del tuo prozio. Ti facciamo cambiare il professore e tutto è risolto.»

«C'è un unico inconveniente.» dice Mario

«Cioè?» chiedo io.

«So per certo che tutte le date sono sature, tranne quella del professor Notari che è...beh... domani.»

«Che cosa?» urlo con voce stridula, facendo voltare gli avventori del bar. Avrei meno di ventiquattr'ore per ripetere tutto il programma. È un'impresa suicida.

«Decidi, Milly. Vuoi il tuo professore o una lode sul libretto?» mi chiede Sabrina.

«Entrambi, direi. Ce la posso fare. Piuttosto, voi siete sicuri di riuscire a ottenere il cambio?»

«Ci scommetto la testa di Petrarca.» mi risponde Mario.

«E allora scusatemi, ma mi devo chiudere in un bunker a studiare. Mario, ti devo un favore.»

Lui scuote la testa «Diciamo che siamo pari.» risponde, guardando Sabrina con aria sognante.

I due stanno per uscire e io sto raccogliendo tutto il materiale per il ripasso, quando Mario torna sui suoi passi.

«Milly, credo che tu debba sapere una cosa. Riguarda Lorenzo.»

Mi irrigidisco subito a sentire il suo nome. L'intensità di quello che è successo con Patrizio ha cancellato dalla mia mente l'episodio sgradevole che è venuto prima, ma ora il suo nome rievoca tutto lo spavento che ho provato.

«Cosa succede, Mario?» dico, ma non riesco a tener salda la voce.

«Beh, ecco...» sembra seriamente in imbarazzo «Sta dicendo in giro che ieri in biblioteca tu e lui... insomma... hai capito, no?»

Il sangue mi arriva alla testa in meno di mezzo secondo.

«Ma come si permette quel... quel...»

Mario alza le mani «Ti giuro, io ti ho difeso, ma sai quello com'è fatto. Sta andando in giro a vantarsi. Volevo che lo sapessi da una voce amica.»

«Grazie, Mario lo apprezzo. Ti assicuro che farò in modo di rimetterlo al suo posto,»

«Lo spero. Non è per niente carino metter in giro voci di questo genere.»

Sto ribollendo di rabbia. Ho cinquantamila chilometri e mezzo di fogli da studiare, ma non posso farlo se non risolvo questa situazione.

Mi dirigo come un panzer verso il giardino della facoltà. So per certo che lo troverò lì, insieme a quei perdigiorno dei suoi amici.

Non mi sbaglio, infatti. Se ne sta stravaccato sul muretto con l'aria di chi non ha un pensiero al mondo.

Mi stampo un sorriso angelico sul volto e gli vado incontro. Lui mi accoglie a braccia aperte, spavaldo come al solito.

«Ehi, bambola! Mi cercavi? Mi hai sognato?»

i suoi amici si danno reciprocamente di gomito, mormorando e facendo risatine cretine.

«Certo che ti ho sognato» rispondo io «è stata un'esperienza incredibile.»

«Sì?» fa lui di rimando, perdendo un attimo la faccia da schiaffi. Sta cercando di capire perché gli reggo il gioco. Amico mio non hai capito proprio niente!

«Assolutamente sì. I migliori due minuti della mia vita.»

Gli amici scoppiano in una risata fragorosa, Lui resta impietrito con la bocca spalancata, mentre io marcio fuori impettita e soddisfatta, pronta ad affrontare una full immersion di letteratura in vista dell'esame di domani.

Sarà una lunga notte.

22 dicembre

L'opinione degli altri è spesso sopravvalutata. Facciamo quello che facciamo solo per compiacere il prossimo, oppure per rientrare in canoni predefiniti, ma a cosa ci porta questo atteggiamento? Ad essere infelici.

Questa è l'ultima lettera che ti scrivo. Portami con te e cerca le tue risposte tra queste righe, che saranno sempre pronte ad accoglierti.

Sii sempre te stessa, piccola mia, non aver paura di ciò che pensano gli altri. Non possono conoscere il tuo cuore e i tuoi pensieri. Rendimi orgogliosa di te. Sono sicura che lo farai.



Mi sveglio con gli arti un po' indolenziti per la tensione accumulata e la gradevole sensazione di aver superato un grosso scoglio. Sono stata praticamente l'ultima a sostenere l'esame. Ora ho un voto in più sul libretto e un ragazzo da conquistare.

Ho sperato di vederlo ieri. Mi sono immaginata tutta la scena: io che esco dall'aula, lui che mi vede e, senza dire una parola, mi solleva portandomi via dalla folla.

Forse ho visto troppi film romantici, le mie aspettative sulla realtà sono da rivedere. Non ci sono stati né violini né fuochi d'artificio, di lui non si è vista traccia e io sono tornata a casa felice per l'esame, ma anche un po' delusa. Stamattina, però, voglio piantonare l'università. È l'ultimo giorno di attività e poi ci sarà la pausa natalizia.

Tiro fuori i miei jeans migliori e un golfino nero attillato, mi spazzolo i capelli e mi trucco leggermente. Il mascara mi mette in risalto gli occhi nocciola, tanto diversi da quelli di Patrizio, che finalmente per me è solo un ragazzo e non più il mio professore. Prendo dal beauty un lucidalabbra alla ciliegia. Direi che ci sta proprio bene.

L'università sonnecchia. Ci saranno al massimo una decina di studenti che controllano il calendario. Per il resto, si vedono in giro solo gli uscieri e qualche professore assonnato che deve smaltire il lavoro.

Comincio a cercare Patrizio in dipartimento. Il corridoio è silenzioso e i miei passi risuonano nella solitudine. Tento di aprire la porta della sua stanza, ma è chiusa a chiave.

«Cerchi qualcuno?» mi chiede una ragazza, una ricercatrice che ho intravisto altre volte in facoltà.

«Sì, per la verità sto cercando il professor Marini.»

«Non credo ci sia. Stamattina presto è passato in dipartimento, ma penso che sia andato via.»

«Capisco. Grazie.»

Sono scoraggiata. Esco dal dipartimento e mi dirigo verso il giardino, sperando che magari si sia intrattenuto lì. La mia, però, è una speranza vana. Di Patrizio neanche l'ombra. Rassegnata, esco fuori e mi immergo nella folla natalizia, gente impazzita che corre senza una meta per gli ultimi regali di natale.

Devo sfogare la mia frustrazione, perciò chiamo Sabrina.

«Milly devi perdere l'abitudine di chiamare le persone all'alba.» dice lei sbadigliando.

«All'alba? Ma sono le undici!»

«Per me è l'alba, considerando la mia attività notturna.»

«Sabri, ti ho detto che preferisco non conoscere i dettagli delle tue ...ehm... attività...»

«Sei solo invidiosa perché non hai attività da raccontarmi.»

«Guarda che io stavo lavorando per attivarmi, ma non c'è materia prima. Nessuna traccia di Patrizio in facoltà.»

«Ti toccherà aspettare dopo Natale.»

«Sabrina, se non lo bacio immediatamente sento che potrei impazzire.»

«Lalalalala... mi rifiuto di ascoltare! Ti ricordo che quello là è ancora il mio professore! E poi sarei io quella che fornisce particolari non richiesti...»

«Si, beh, scusami tanto, ma io qui sono in piena crisi.... aspetta un momento...» e sospendo un attimo la telefonata.

Camminando camminando sono arrivata di fronte a una pasticceria addobbata a festa, che per l'occasione ha ingaggiato un coro gospel che si produce in canti natalizi. Noto una piccola folla, rapita dalle loro voci e dall'albero scintillante che è stato allestito. Tra tutti, però, mi balza agli occhi il profilo di Patrizio. È concentrato sulla canzone, ha il volto stanco e afflitto, due occhiaie profonde, eppure non mi è mai sembrato così bello.

«Sabrina, l'ho trovato!»

«Come? Davvero? E che ci fai ancora qui con me? Datti da fare, ragazza!»

«Puoi scommetterci.» e riattacco.

Ora il panico si fa sentire, ma non mi posso certo fermare dopo che ho smosso le montagne e abbattuto tutti gli ostacoli che potevano compromettere la nostra relazione.

Mi avvicino con discrezione. Lui continua a osservare il coro gospel che sta cantando un nostalgico motivo natalizio. Non riesco a ricordarne il titolo, ma è una di quelle canzoni che ti riempiono di gioia e malinconia allo stesso tempo.

Non ha notato la mia presenza, quindi ne approfitto per avvicinarmi alle sue spalle.

«Dicono che le specialità di questo negozio siano i dolci con crema e amarene.» gli sussurro all'orecchio.

Lo sento trattenere il respiro. Gli accarezzo il braccio per convincerlo a girarsi. Quando lo fa, l'azzurro dei suoi occhi invade il mio universo. Non esiste più la musica, né il traffico o la folla vorticante.

«Cosa ci fai qui?» dice con un filo di voce.

Glielo leggo negli occhi. È spaventato a morte.

E lo sono anch'io. Mi gira la testa per quanto sono spaventata, ma so che, se la nonna fosse qui, mi esorterebbe a dimenticare le mie paure.

«Sono qui per te.» gli rispondo, intrecciando le mie dita alle sue.

Le sue mani non rispondono alla stretta.

«Milly, ti supplico, così mi uccidi.» dice sofferente «mi pare di essere stato chiaro l'altra volta.»

«Sei stato chiarissimo, ma credo che tu abbia sottovalutato un particolare.»

«Quale particolare?»

«La testardaggine di una donna innamorata.»

Alle mie parole mi stringe finalmente la mano.

«Non puoi fare così. Sarebbe fin troppo facile per me dimenticare il mio ruolo, ma non posso. Sono sempre il tuo professore.»

«Non più.»

«Come non più?» risponde incredulo.

Mi avvicino impercettibilmente e gli prendo l'altra mano, senza mai spezzare il contatto visivo.

«Ho chiesto la sostituzione in segreteria.»

«Come? Cosa? Chi..?»

«Notari. Ieri ho fatto l'esame... ah, se ti interessa... trenta e lode.»

Le sue labbra si aprono in un sorriso più luminoso delle luci intorno a noi.

«Non mi aspettavo niente di meno.»

Adesso è lui ad accorciare le distanze tra noi. Ce ne stiamo così, con le mani intrecciate, ad osservarci. Il profumo della sua pelle mi sta stordendo. Ha un accenno di barba e i capelli arruffati, ma anche così non riesco a capacitarmi della sua bellezza. Ce lo avevo sotto il naso, l'amore. E non me ne ero mai accorta.

«Quindi, la tesi...»

«Con Notari. Hai perso un'ottima allieva»

«Dovrei dispiacermi per questo, vero?»

«Dovresti strapparti i capelli dalla disperazione.»

Il suo braccio mi cinge la vita.

«Dovrei passare notti insonni a pensare all'occasione persa.»

Gli poso una mano sul petto, all'altezza del cuore.

«Dovresti essere tormentato dai sensi di colpa.»

«Dovrei... fare questo...» e le sue labbra ritrovano il posto per cui sono nate.

«Mmm.. sai di ciliegie.» dice ridacchiando sulla mia bocca.

«Un piccolo regalo di Natale.» e di nuovo mi cattura nel suo vortice.

Probabilmente stiamo dando spettacolo, ma non mi interessa. Finalmente non ci sono dubbi né disperazione, ma solo una voglia incontenibile di assaporarci. Mentre mi lascio andare a sensazioni mai provate prima, non posso fare a meno di pensare alla nonna e alle sue lettere. In qualche modo ha davvero guidato i miei passi. Mi sembra quasi di vederla, affacciata ad una nuvola, tutta orgogliosa per avermi fatto un altro bellissimo regalo.

Ringraziamenti












Questa storia mi è sbocciata nel cuore all'improvviso, mentre lavoravo a un altro progetto. Mi ha talmente stregato che ho smesso di fare tutto quello che stavo facendo per scriverla.

Milly e Patrizio hanno praticamente bussato alla mia porta chiedendomi di prender vita tra le pagine. Li ho accontentati.

Non nascondo quanto sia difficile condividere con il mondo intero ciò che hai nel cuore. Ogni storia è come un figlio. Pubblicarla è come vivere il momento della separazione. Quando le pubblichi, le storie non albergano più solo nel tuo cuore, ma camminano da sole, con i loro pregi e i loro difetti. Chi le scrive, però, le ama incondizionatamente.

Ringrazio i miei genitori che hanno sempre sostenuto le mie scelte. Ringrazio mio marito che mi sta sopportando (e di sopportazione ce ne vuole parecchia da quando ho aperto il blog e ricominciato a scrivere). Un grazie va a Maria, la mia prima storica lettrice, che ha accolto con entusiasmo la mia decisione di riprendere a scrivere, e a Milena, che con le sue bellissime storie ha fatto rinascere in me la voglia di continuare a raccontare. Grazie anche e soprattutto a Mariarosaria, lettrice beta di questo racconto e scrittrice prolifica. Con il suo intervento ho superato le mie paturnie.

Grazie a Nicoletta, che mi onora con un'ammirazione che non credo di meritare.

E grazie a te, lettore, che hai deciso di darmi fiducia. Significa molto per me il tuo parere. Vorrei continuare a regalarti sogni. Aiutami a crescere.









7 commenti:

  1. Racconto davvero dolcissimo ...
    Per la mia opinione ti ho inviato un messaggio in privato;)
    Aspetto il tuo prossimo lavoro!

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  2. Grazie del regalo!
    L'idea è molto carina, per un momento ho davvero sospettato di tutti.
    Peccato che non ne sia venuto fuori un romanzo. Scrivi molto bene e si vede anche dal blog, e credimi, non è scontato.

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    1. Michela, grazie infinite! Sapere di aver strappato un sorriso mi riscalda il cuore. Questo per me è stato una specie di 'battesimo di fuoco'... mi ci è voluto un po' prima di decidermi. Sto lavorando a qualcosa di più lungo e mi auguro con l'anno nuovo di poterlo condividere. Grazie grazie grazie ancora per le belle parole...

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    2. E... milena.... già abbiamo parlato in privato,ma ti rinnovo qui la mia gratitudine. Auguro a tutti serene feste e un anno ricco di gioia

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  4. Ciao Anna.
    Io ho aperto da poco una pagina facebook che non ha alcuna pretesa, se non quella di condividere con gli altri la mia passione per i libri. Io non sono una scrittrice, ma in compenso sono una lettrice accanita!
    Se ti fa piacere, puoi visitare la mia pagina. Ti lascio il link:
    https://www.facebook.com/Libri-a-colazione-244615119320685/
    Ho letto il tuo racconto, se per te va bene, appena ho tempo ne parlo sulla mia pagina. :)

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    1. Certamente Elena! Provvedo subito a collegarmi. L'idea che tu voglia parlare del mio racconto mi riempie di gioia!

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